La Commissione elettorale centrale russa, dopo lo spoglio di oltre il 90 per cento dei verbali, attribuisce a Russia Unita il 57,86 per cento dei voti sulla lista federale. I dati restano preliminari. Lo scrutinio del voto per la Duma di Stato, chiuso il 20 settembre, continua.
Il Partito comunista ottiene il 13,84 per cento, il Partito liberaldemocratico l’8,90 e Nuova Gente il 7,94. Russia Giusta si ferma al 4,95 per cento, sotto la soglia del 5 per cento prevista per entrare con la lista nazionale.
Nei collegi uninominali i candidati di Russia Unita risultano in testa in 208 circoscrizioni su 225. Il partito punta a conservare la maggioranza dei due terzi, che richiede 301 seggi su 450.
Secondo gli stessi conteggi parziali, il Partito comunista è primo in cinque collegi. Russia Giusta e i candidati indipendenti guidano in quattro circoscrizioni ciascuno, il Partito liberaldemocratico in due.
La commissione prevede di proclamare i risultati non prima del 25 settembre. Fino ad allora i numeri possono ancora muoversi, in particolare attorno alla soglia del 5 per cento.
L’affluenza comunicata sulle tre giornate di voto, dal 18 al 20 settembre, è intorno al 56 per cento. Nel 2021, alle precedenti elezioni per la camera bassa, Russia Unita si era attestata al 49,8 per cento dei voti.
I dati arrivano dalle autorità elettorali russe e non sono verificabili in modo indipendente. Manca una missione ordinaria dell’OSCE, il principale organismo europeo di osservazione.
Yabloko non ha presentato una lista federale dopo una decisione della Corte suprema. Il voto si è svolto anche nei territori ucraini occupati e annessi unilateralmente. Kiev e l’Unione europea considerano illegittima questa estensione.
Il rinnovo della camera bassa è il primo dall’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022. I partiti ammessi alla lista federale sostengono tutti, in forme diverse, la prosecuzione della guerra.
