Il Consiglio superiore della magistratura entra nella fase di rinnovo con due votazioni distinte. Oltre novemila magistrati sono chiamati alle urne il 25 e 26 ottobre per scegliere venti componenti togati tra 64 candidati. Mercoledì 28 ottobre, alle 16.30, Camera e Senato si riuniranno invece a Montecitorio in seduta comune per eleggere dieci componenti laici.
Le due procedure convergono nella composizione dello stesso organo, ma seguono regole e corpi elettorali diversi.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella qualità di presidente del CSM, aveva indetto le elezioni dei magistrati e chiesto ai presidenti delle Camere di convocare il Parlamento per i membri di designazione parlamentare. Il voto togato avviene con urne tradizionali e i risultati sono attesi dopo lo scrutinio.
La presenza di 64 candidati rende necessario distinguere categorie, collegi e requisiti previsti dalla disciplina elettorale.
I dieci componenti laici sono eletti dal Parlamento tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio effettivo. La Camera ha fissato per le prime due votazioni la maggioranza dei tre quinti dell’Assemblea; dal terzo scrutinio occorrono i tre quinti dei votanti.
La soglia qualificata mira a favorire un accordo più ampio della sola maggioranza di Governo.
La procedura parlamentare ha incluso regole sulla parità di genere. Poiché la soglia prevista non era stata raggiunta nelle prime candidature, è stato riaperto fino alle 10 del 26 ottobre il termine per i soggetti appartenenti al genere femminile. Ulteriori candidature possono essere presentate entro le 10 del 28 ottobre da almeno dieci parlamentari appartenenti ad almeno due gruppi.
L’elenco definitivo deve essere pubblicato sui siti di Camera e Senato.
Il CSM è l’organo di rilievo costituzionale che tutela l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Delibera su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari secondo le regole dell’ordinamento giudiziario. Non è un tribunale che decide le cause dei cittadini e non coincide con l’Associazione nazionale magistrati, che ha natura associativa e sindacale.
Il rinnovo segue il referendum sulla giustizia della primavera 2026, che non ha introdotto il meccanismo di sorteggio previsto dalla riforma sottoposta agli elettori. Restano quindi elezioni tra i magistrati e una scelta parlamentare per i laici.
Il contesto rende particolarmente rilevanti trasparenza delle candidature, dichiarazione dei requisiti e pubblicazione dei risultati, perché il nuovo Consiglio opererà in una fase di forte confronto sulle riforme giudiziarie.
Per conoscere la composizione finale non basta sommare i vincitori delle prime ore. Vanno completati lo scrutinio dei togati, il voto dei laici e gli adempimenti di proclamazione. In Parlamento, il mancato raggiungimento della maggioranza qualificata può richiedere più scrutini. Gli accordi tra gruppi sono politicamente importanti, ma diventano risultato soltanto quando i voti segreti producono il quorum richiesto.
I prossimi controlli riguardano quindi i dati ufficiali delle urne dei magistrati, l’elenco definitivo delle candidature laiche e il verbale della seduta comune del 28 ottobre. Al momento sono verificati il numero dei candidati togati, i venti posti disponibili e la convocazione parlamentare per dieci componenti. Nomi eletti e tempi di insediamento dovranno essere aggiornati soltanto dopo le comunicazioni istituzionali.
