Si è aperto oggi a Palau il vertice dei leader del Pacific Islands Forum (PIF), l'organizzazione che riunisce i governi delle isole del Pacifico, con la Cina che ha fatto sapere di avere “serie preoccupazioni” per la presenza della delegazione di Taiwan. L'inviato speciale di Pechino per gli affari del Pacifico, Qian Bo, ha dichiarato che “ci saranno sempre conseguenze” quando Taipei partecipa a eventi multilaterali della regione, senza specificare quali misure Pechino intenda adottare.
Palau è uno dei pochi Stati al mondo, circa una dozzina, che mantengono relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan anziché con la Repubblica popolare cinese. In qualità di paese ospitante di quest'anno, ha invitato il ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung, accompagnato da una folta delegazione di imprenditori, offrendo a Taipei una delle poche occasioni di visibilità internazionale rimaste dopo anni di isolamento diplomatico imposto dalla pressione cinese sugli altri governi della regione.
La Cina ha inoltre definito Palau una destinazione “non sicura” per i turisti cinesi, una mossa che osservatori regionali interpretano come pressione economica indiretta sul piccolo arcipelago, che conta meno di 20mila abitanti e dipende in parte dal turismo. Secondo la stampa locale, almeno cinque leader di Stati membri del Forum non parteciperanno di persona al vertice, senza che le rispettive cancellerie abbiano collegato ufficialmente le assenze alla disputa su Taiwan.
Il programma ufficiale del vertice prevede discussioni su criminalità transnazionale legata al narcotraffico e cambiamento climatico, temi che i governi delle isole del Pacifico considerano prioritari rispetto alla rivalità tra le grandi potenze. Diversi funzionari regionali hanno espresso il timore che la disputa diplomatica tra Pechino e Taipei finisca per assorbire l'attenzione mediatica a scapito di queste priorità condivise.
Il Pacific Islands Forum è nato nel 1971 come sede di coordinamento politico tra le nazioni insulari del Pacifico su temi comuni come pesca, sicurezza marittima e sviluppo economico. Non è un'organizzazione militare né ha poteri vincolanti sui singoli governi membri, ma negli ultimi anni è diventato un terreno di competizione diplomatica tra Cina e Stati Uniti, entrambi interessati a rafforzare la propria influenza in una regione strategica per le rotte marittime del Pacifico.
La disputa sulla partecipazione di Taiwan al Forum non è nuova: già in passato Pechino aveva criticato la presenza taiwanese come “regrettabile”, sostenendo che violi il principio della “unica Cina” che la maggior parte dei governi del mondo riconosce formalmente. Taiwan, che si autogoverna dal 1949 e non ha mai fatto parte della Repubblica popolare cinese, respinge questa impostazione e cerca ogni occasione multilaterale per mantenere legami diplomatici e commerciali con l'estero.
Nei prossimi giorni il vertice dovrebbe produrre una dichiarazione congiunta dei leader del Pacifico su clima e sicurezza regionale; resta da vedere se la pressione cinese porterà a un ridimensionamento del ruolo di Taipei nelle prossime edizioni o se Palau e gli altri Stati che riconoscono Taiwan continueranno a garantirne la presenza.
