L’Europa sta attraversando una delle estati più dure degli ultimi anni sul fronte sanitario. Le stime provvisorie diffuse attraverso la rete EuroMOMO indicano oltre 32.000 decessi in eccesso nel periodo interessato dalle principali ondate di caldo. Si tratta di morti osservate oltre il numero statisticamente atteso, non di un conteggio diretto di certificati di morte con la voce ‘caldo’. Per questo il dato va letto come un indicatore epidemiologico dell’impatto complessivo delle condizioni estreme.
Le rilevazioni EuroMOMO aggregano informazioni provenienti dai sistemi nazionali di mortalità. Il quadro europeo viene aggiornato settimana dopo settimana e può cambiare con l’arrivo di dati più completi. Le cifre diffuse il 21 agosto sono quindi da considerare provvisorie, non un bilancio definitivo dell’intera estate 2026.
La Germania emerge come il Paese con il bilancio nazionale più pesante tra quelli per cui sono disponibili stime recenti: circa 14.000 decessi associati alle ondate di calore fino al 9 agosto, secondo dati riportati dall’Istituto Robert Koch e ripresi da AFP. In Francia, Santé publique France aveva già stimato 5.764 decessi in eccesso durante la sola ondata di caldo dal 17 giugno al 2 luglio; aggiornamenti successivi citati da più fonti portano il totale provvisorio oltre quota 7.000 per più episodi dell’estate.
In Spagna il sistema MoMo dell’Instituto de Salud Carlos III stima quasi 4.500 decessi attribuibili alle alte temperature dall’inizio di giugno al 19 agosto. Anche Belgio, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Regno Unito hanno segnalato centinaia o migliaia di decessi in eccesso in periodi diversi dell’estate.
I dati nazionali non sono perfettamente confrontabili. Alcuni sistemi stimano la mortalità in eccesso per tutte le cause durante i giorni di caldo, altri calcolano la quota statisticamente attribuibile alla temperatura. Cambiano inoltre le finestre temporali, il grado di consolidamento dei registri e i modelli utilizzati. Sommare i valori nazionali come se fossero misurati nello stesso modo produrrebbe quindi una precisione apparente che i dati non consentono.
EuroMOMO offre invece un quadro armonizzato dell’andamento della mortalità rispetto all’atteso, utile per individuare anomalie su scala continentale. Anche questo sistema, però, aggiorna retrospettivamente le stime quando arrivano nuove registrazioni. Il numero oltre 32.000 descrive dunque una forte anomalia di mortalità osservata durante il periodo delle ondate di caldo, non una cifra finale di morti ‘certificate’ direttamente per il caldo.
Le temperature estreme aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore e scompensi cardiovascolari e respiratori, soprattutto tra anziani, persone fragili e lavoratori esposti. In molti casi il caldo agisce come fattore aggravante di condizioni preesistenti e non compare come causa primaria nel certificato di morte.
Per questo le autorità sanitarie usano la mortalità in eccesso per misurare l’impatto reale delle ondate di calore. Il dato dell’estate 2026 rafforza l’idea che gli episodi estremi debbano essere trattati come emergenze di salute pubblica, con sistemi di allerta, protezione delle persone vulnerabili e adattamento delle città alle temperature sempre più elevate.
