L’estate 2026 presenta alle imprese italiane del commercio, della ristorazione e dell’accoglienza un conto energetico molto più pesante. Confesercenti, in collaborazione con il Gruppo Innova, stima in circa 870 milioni di euro l’aumento della spesa per le forniture di luce e gas tra giugno e agosto rispetto allo stesso periodo del 2025. Circa 700 milioni deriverebbero dall’elettricità e altri 170 milioni dal gas. La stima fotografa soprattutto i settori che durante l’estate devono mantenere accesi climatizzazione, refrigerazione, cucine e servizi per molte ore al giorno.
Gli aumenti medi indicati dall’associazione superano il 40% per diverse categorie e arrivano vicino al 50% per ristoranti e alberghi. In alcuni casi singole imprese avrebbero registrato bollette quasi raddoppiate, con punte vicine al 90%. Il dato non significa che ogni attività italiana abbia subito lo stesso rincaro: contratti, consumi, potenza impegnata, località e profilo orario possono produrre risultati molto diversi. Ma la dimensione complessiva stimata mostra un problema nazionale di competitività, non una serie di episodi isolati.
Per un albergo medio da 45 camere, le elaborazioni diffuse da Confesercenti indicano una spesa elettrica estiva che passa da circa 8.250 a 12.250 euro, un aumento del 48,5%. Per un ristorante il confronto è da circa 2.100 a 3.100 euro, pari al 47,6%, mentre per un bar si passa da circa 1.250 a 1.800 euro, circa il 44% in più. Anche i negozi registrano aumenti superiori al 40%. Sono esempi costruiti su profili medi e servono a rendere visibile l’ordine di grandezza del fenomeno.
A spingere la spesa verso l’alto sono due forze che si sommano. La prima è il consumo: temperature eccezionalmente elevate hanno aumentato l’uso di condizionatori e sistemi di refrigerazione. La seconda è il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso. Tra giugno e agosto il PUN, il riferimento storico del mercato elettrico italiano, è aumentato di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025 secondo i dati richiamati da Confesercenti. Più chilowattora consumati a un costo di mercato più alto producono un effetto moltiplicativo sulla bolletta.
Una cosa utile da sapere: il prezzo all’ingrosso non coincide con il totale che un’impresa trova in fattura. La bolletta comprende energia, costi di rete, componenti di sistema, imposte e condizioni del contratto sottoscritto. Tuttavia il prezzo all’ingrosso influenza direttamente o indirettamente molte offerte, soprattutto quelle indicizzate. Per questo un aumento del mercato può trasferirsi con tempi e intensità differenti sulle singole aziende, mentre chi ha fissato il prezzo in precedenza può essere temporaneamente più protetto.
Confesercenti segnala inoltre un problema di orario. Alberghi, ristoranti, bar e pubblici esercizi concentrano una parte importante dell’attività nelle ore serali, proprio quando durante l’estate si sono verificati picchi di prezzo particolarmente elevati. Un ristorante non può semplicemente spegnere frigoriferi, cucine o climatizzazione quando l’energia costa di più: il profilo operativo limita la capacità di spostare i consumi. Questo rende il settore più esposto rispetto ad attività che possono programmare parte della produzione in fasce meno costose.
Il presidente di Confesercenti Nico Gronchi chiede interventi sugli oneri di sistema e sulla fiscalità per ridurre il rischio di nuovi rincari. L’associazione teme infatti che una parte dei maggiori costi venga trasferita sui prezzi finali. Non è un passaggio automatico: un’impresa può assorbire parte della spesa riducendo i margini, cercare efficienza o rinegoziare i contratti. Ma se l’aumento persiste, la pressione sui listini cresce, soprattutto nei settori con margini ridotti e costi energetici difficili da comprimere.
La questione tocca direttamente il turismo, uno dei comparti più sensibili al rapporto tra prezzi e domanda. Alberghi e ristoranti devono competere con destinazioni estere e contemporaneamente sostenere costi che non dipendono soltanto dal numero di clienti. Una camera vuota continua a richiedere una struttura illuminata e climatizzata; una cucina deve mantenere la catena del freddo anche fuori dagli orari di servizio. Se l’energia assorbe una quota crescente dei ricavi, investimenti, assunzioni e manutenzione possono essere rinviati.
Il confronto con il gas aggiunge un secondo livello di rischio. Dei 870 milioni stimati, circa 170 milioni riguardano il gas, ma l’attenzione delle imprese è già rivolta ai mesi più freddi, quando i consumi termici aumentano. L’Italia resta esposta alle oscillazioni internazionali dell’energia e nel 2026 le tensioni geopolitiche hanno già inciso su forniture, trasporti e prezzi. La recente interruzione di ulteriori carichi di GNL destinati a Edison mostra quanto la sicurezza degli approvvigionamenti e il costo finale possano restare collegati anche quando vengono trovati volumi alternativi.
Per le imprese il dato utile non è soltanto la percentuale di aumento, ma la struttura del proprio contratto. Un prezzo fisso, un’offerta indicizzata, la durata residua, le fasce orarie e la potenza impegnata possono cambiare molto l’esposizione ai movimenti del mercato. Anche interventi relativamente semplici — manutenzione degli impianti, regolazione della climatizzazione, gestione delle celle frigorifere, illuminazione efficiente e controllo dei picchi — possono ridurre i consumi, ma non cancellano un aumento generalizzato del prezzo della materia energia.
La stima da 870 milioni va quindi letta come un indicatore della pressione che l’energia esercita sul tessuto delle piccole e medie imprese. Non è una voce di spesa astratta: entra nei conti di hotel, ristoranti, bar e negozi proprio nel periodo in cui molte attività realizzano una parte decisiva del fatturato annuale. Se il rincaro dovesse proseguire verso l’autunno e l’inverno, il problema potrebbe spostarsi dalla stagione turistica alla tenuta dei margini e ai prezzi pagati dalle famiglie.
Il prossimo dato da osservare sarà l’evoluzione dei prezzi all’ingrosso e del gas insieme alle eventuali decisioni del governo su fiscalità e oneri. Per ora il numero verificato è quello diffuso da Confesercenti e ripreso da ANSA e AGI: 870 milioni di euro di maggiori costi stimati tra giugno e agosto 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È abbastanza per trasformare il caro-energia da tema settoriale a questione economica nazionale, soprattutto per commercio, ristorazione e accoglienza.
