La chiamata al 112 effettuata da Roberto Mollo dopo gli spari è uno degli elementi acquisiti nell’indagine sulla morte di Gjovalin Lazri a Baldissero d’Alba. Mollo, 35 anni, è indagato per omicidio volontario: l’iscrizione consente gli accertamenti e non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.
Le ricostruzioni giornalistiche riferiscono che nella telefonata l’uomo segnalò la presenza degli intrusi e la persona ferita, manifestando paura e agitazione. L’audio documenta ciò che Mollo disse nell’immediatezza, ma non può stabilire da solo posizione, distanza e direzione degli spari.
Gli investigatori devono confrontare le parole della chiamata con autopsia, esami balistici, traiettorie e rilievi nella cascina. Le fonti concordano sul ritrovamento di tredici bossoli; la distanza dalla quale Lazri sarebbe stato colpito e la fase esatta della fuga restano oggetto di verifica.
La Procura di Asti ha invitato alla cautela sulla legittima difesa. Per valutarla non basta la presenza di persone entrate nella proprietà: occorre ricostruire se il pericolo fosse ancora attuale quando furono esplosi i colpi e se la reazione fosse proporzionata alla situazione concreta.
L’autopsia eseguita il 23 settembre e gli accertamenti del consulente balistico dovranno fornire elementi sull’angolazione e sulla distanza. Fino al deposito degli esiti, le ipotesi sulla posizione della vittima e sulla dinamica non possono essere trattate come conclusioni definitive.
L’indagine è coordinata dalla Procura di Asti e condotta dai carabinieri. La difesa di Mollo e i legali della famiglia Lazri potranno nominare consulenti e partecipare agli accertamenti secondo le regole del procedimento.
