Inchiesta · Scienza e salute

Liste d’attesa, 1,58 miliardi spesi: perché i risultati restano diseguali

Le risorse sono cresciute e nel 2026 aumentano le prestazioni monitorate entro i tempi. Ma la Corte dei conti rileva che spesa, volumi e attese non migliorano in modo proporzionale né uniforme.

22/10/2026 · 10:03 · 18 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

In sintesi

Pazienti in un centro prenotazioni ospedaliero parlano con personale sanitario; illustrazione editoriale IA non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.

Per ridurre le liste d’attesa il Servizio sanitario nazionale ha ricevuto fondi aggiuntivi, piani regionali e nuovi obblighi di monitoraggio. Fra 2022 e 2025 sono stati assegnati 1,845 miliardi di euro e ne risultano utilizzati circa 1,58 miliardi. La spesa è elevata, ma non dimostra da sola che una visita arrivi quando serve.

La Corte dei conti, nella relazione approvata nell’ottobre 2026, osserva che l’aumento delle risorse non ha prodotto un incremento proporzionale dei servizi né una riduzione omogenea dei tempi. Le ragioni attraversano personale, organizzazione, prenotazione, appropriatezza delle prescrizioni e qualità dei dati.

Agenas mostra contemporaneamente un miglioramento nel primo semestre 2026: 14,9 milioni di prenotazioni per le prestazioni monitorate, contro 13,3 milioni nello stesso periodo del 2025, e oltre 1,6 milioni di prestazioni in più erogate entro i tempi di garanzia. I due risultati non si contraddicono. Misurano pezzi e periodi differenti.

Quanto è stato stanziato e quanto è stato usato

Il programma esaminato dalla magistratura contabile copre interventi avviati dal 2022 e risorse previste fino al 2028 per 3,71 miliardi di euro. Nel quadriennio 2022-2025 gli stanziamenti considerati ammontano a 1,845 miliardi; l’utilizzo di circa 1,58 miliardi equivale a poco meno dell’86 per cento.

La percentuale invita a evitare due conclusioni opposte. Non è corretto dire che i fondi siano rimasti tutti fermi. Non è corretto neppure trasformare ogni euro rendicontato in una prestazione aggiuntiva o in un giorno di attesa risparmiato. La spesa indica attività finanziaria, mentre il risultato sanitario richiede un confronto con domanda, volumi e tempi.

Le Regioni possono usare le risorse per prestazioni aggiuntive, accordi con strutture accreditate e remunerazioni del personale. Ogni canale ha costi e limiti diversi. Comprare ore aggiuntive può ridurre un arretrato specifico; non sostituisce le assunzioni se il collo di bottiglia è permanente.

La relazione della Corte dei conti insiste sulla difficoltà di ricostruire un quadro uniforme. Se categorie e tempi di rendicontazione cambiano, confrontare territori diventa fragile e collegare la spesa ai risultati ancora più complesso.

Dove si interrompe il percorso di una prenotazione
PassaggioRischioDato necessario
PrescrizioneClasse di priorità o quesito non adeguatiMotivazione clinica e data
PrenotazioneAgenda chiusa o offerta frammentataPrima disponibilità realmente proposta
AttesaRinvio, sospensione o rinunciaOgni cambio con causa tracciata
ErogazionePrestazione fuori tempo o fuori regioneData, sede e regime
EsitoEsame non utile o duplicatoAppropriatezza e continuità del percorso

Che cosa significa davvero “tempo di attesa”

Il tempo può iniziare dalla prescrizione, dal contatto con il centro prenotazioni o dall’inserimento in agenda. Può finire con la data proposta o con la prestazione effettivamente eseguita. Se le definizioni non sono identiche, due sistemi possono dichiarare risultati diversi pur avendo esperienze simili per il paziente.

Le classi di priorità stabiliscono finestre diverse: urgente, breve, differibile e programmabile. Il rispetto va valutato dentro la classe assegnata e rispetto all’ambito territoriale di garanzia. Una media generale può nascondere visite urgenti tardive compensate da prestazioni programmabili rapide.

Conta anche la distinzione fra primo accesso e controllo. Il primo risponde a un nuovo problema o a un sospetto diagnostico; il controllo appartiene a un percorso già avviato. Mescolare le due categorie altera domanda e capacità, perché i controlli dovrebbero essere programmati dalla struttura che segue il paziente.

Un sistema completo deve registrare la prima disponibilità offerta, la scelta del cittadino e l’eventuale rifiuto. Se una persona preferisce una sede vicina e accetta una data successiva, il caso non è identico a quello in cui nessuna sede offre il tempo garantito. Senza questa traccia, responsabilità organizzativa e preferenza diventano indistinguibili.

Il miglioramento Agenas e i suoi confini

Il primo bollettino della Piattaforma nazionale delle liste di attesa considera 14 tipologie di prime visite e 22 prestazioni diagnostiche. Nel primo semestre 2026 registra 14,9 milioni di prenotazioni, 1,6 milioni in più rispetto ai 13,3 milioni del periodo corrispondente del 2025.

Secondo Agenas, più di 1,6 milioni di prestazioni aggiuntive sono state erogate entro i tempi di garanzia. Migliorano in particolare le classi urgente e breve. È un segnale rilevante perché sposta l’osservazione dai soli stanziamenti agli accessi conclusi.

Il perimetro, tuttavia, non coincide con l’intera sanità. Sono escluse molte prestazioni, i ricoveri seguono altri flussi e il percorso clinico non si esaurisce nel singolo appuntamento. Un’ecografia puntuale può essere poco utile se la visita che la interpreta arriva mesi dopo.

Il bollettino evidenzia anche problemi di appropriatezza. Se una priorità urgente viene usata senza necessità clinica, occupa uno spazio destinato a un caso realmente urgente. Se una priorità bassa viene assegnata a un sospetto importante, il rispetto formale della classe non protegge il paziente.

Personale: il vincolo che i fondi temporanei non sciolgono

Le apparecchiature non producono prestazioni da sole. Servono medici, tecnici, infermieri, amministrativi e manutenzione. In alcune specialità il personale è già assorbito da ricoveri, urgenze e turni. Aggiungere sedute serali o festive aumenta l’offerta, ma può spostare lo stesso lavoro su ore più costose.

La carenza non è uniforme. Una regione può avere un numero complessivo sufficiente e una distribuzione squilibrata fra capoluogo e aree interne. L’offerta nominale regionale non garantisce che una persona fragile possa raggiungere la sede proposta senza costi eccessivi.

Le prestazioni aggiuntive sono utili per smaltire un picco. Se diventano la modalità ordinaria, segnalano che la capacità strutturale non copre la domanda. La verifica dovrebbe misurare ore acquistate, professionisti coinvolti, volumi prodotti e costo per prestazione, evitando di pagare attività che sarebbero state svolte nell’orario normale.

La programmazione richiede dati sulle pensioni, specializzazioni e mobilità. Formare un medico richiede anni; assumere un tecnico richiede concorsi e attrattività. I piani annuali sulle attese devono quindi collegarsi a un fabbisogno pluriennale, non trattare il personale come variabile immediatamente disponibile.

Agende chiuse e interoperabilità

Il centro unico di prenotazione dovrebbe vedere l’offerta delle aziende pubbliche e degli erogatori accreditati. Quando le agende sono separate, il cittadino telefona più volte o riceve soltanto una parte delle disponibilità. L’apparente assenza di posti può dipendere da capacità nascosta in un altro sistema.

La nuova Piattaforma nazionale punta a raccogliere e confrontare i dati regionali. Perché funzioni, codici, classi e stati della prenotazione devono avere lo stesso significato. Collegare sistemi tecnicamente diversi senza uniformare le definizioni crea una somma di numeri non comparabili.

La pratica delle agende chiuse è vietata: la domanda deve essere presa in carico anche quando la prima agenda è satura. Ma evitare il blocco formale non basta. Inserire il paziente in una lista senza proposta e senza tempo stimato sposta l’opacità dal telefono al database.

Ogni cancellazione dovrebbe riaprire rapidamente il posto. Promemoria e disdetta semplice riducono le mancate presentazioni, ma il fenomeno va misurato. Attribuire ai pazienti una percentuale generica di assenze senza dati locali può diventare un alibi e non corregge convocazioni inviate troppo tardi.

Appropriatezza: evitare esami inutili senza negare quelli necessari

Ridurre la domanda impropria non significa alzare barriere. Significa prescrivere la prestazione giusta, nel momento giusto e con il quesito che permette allo specialista di rispondere. Una prescrizione generica può produrre ripetizioni, perché chi eroga non conosce l’obiettivo clinico.

Le decisioni devono essere supportate da linee guida e confronto professionale, non da tetti automatici. Un algoritmo basato soltanto sul numero di esami per medico rischia di penalizzare chi segue pazienti complessi. La variabilità è un segnale da approfondire, non una prova di inappropriatezza.

I controlli programmati meritano un circuito separato. Rimandare il paziente al medico di base soltanto per una nuova impegnativa e una nuova prenotazione crea domanda amministrativa. La struttura specialistica dovrebbe indicare il controllo e prenotarlo nel percorso quando clinicamente previsto.

L’appropriatezza è anche organizzativa. Se un esame ad alta tecnologia viene prescritto perché un’alternativa semplice non è disponibile, il problema non è soltanto la scelta del medico. Se i referti non circolano, una prestazione già eseguita può essere ripetuta.

Pubblico e privato accreditato

Acquistare prestazioni dal privato accreditato può aumentare rapidamente l’offerta. La legge di bilancio 2025 ha elevato il tetto di spesa dello 0,5 per cento per il 2025, circa 61,5 milioni, e dell’1 per cento dal 2026, circa 123 milioni annui secondo il Ministero della Salute.

Il contratto deve specificare volumi, priorità, tariffe, qualità e flussi informativi. Senza integrazione nel CUP, il cittadino può non vedere i posti acquistati con risorse pubbliche. Senza controllo degli esiti, il confronto si limita al numero delle prestazioni e ignora ripetizioni o percorsi interrotti.

L’intramoenia è un’altra dimensione. L’attività libero-professionale dentro le strutture pubbliche deve restare distinta da quella istituzionale e non può diventare la via necessaria per ottenere tempestività. Il monitoraggio deve confrontare tempi e volumi, proteggendo la libera scelta senza creare una corsia obbligata a pagamento.

Quando una prestazione non è garantita nei tempi, le norme prevedono strumenti di tutela che devono essere effettivamente accessibili. Informazioni frammentate, moduli poco visibili e risposte non tracciate trasferiscono sul paziente il compito di far funzionare il sistema.

Rinunce alle cure: il dato più difficile

Chi rinuncia può scomparire dalla lista prima di essere contato come ritardo. Alcuni acquistano la prestazione privatamente; altri aspettano che il disturbo passi; altri non riescono a spostarsi. La lista osserva chi resta nel processo, non necessariamente tutta la domanda non soddisfatta.

Le indagini campionarie sulle rinunce completano i flussi amministrativi, ma chiedono motivazioni diverse: attesa, costo, distanza, orari o sfiducia. Una persona può indicare più cause. Il prezzo del privato diventa rilevante proprio quando il pubblico non offre una data compatibile con il bisogno.

La rinuncia alle cure e la spesa sanitaria mostrano perché l’attesa è anche disuguaglianza. Chi ha reddito e flessibilità compra tempo; chi non li ha resta esposto al peggioramento o rinuncia.

La guida alla visita ortopedica privata aiuta a capire costi e percorso quando si sceglie il mercato. Ma la possibilità di pagare non può essere il criterio con cui un bisogno clinico urgente riceve risposta.

Come rendere verificabile il risultato

Il primo passo è pubblicare dati per prestazione, classe, territorio e mese, con definizioni stabili. Servono numero di prescrizioni, prenotazioni, prime disponibilità, rifiuti, erogazioni, cancellazioni e rinunce. Il semplice tempo medio non mostra la coda estrema, dove si trovano i casi più critici.

Il secondo è collegare costi e volumi. Per ogni intervento straordinario si dovrebbero conoscere ore, personale, prestazioni aggiuntive e tempi prima e dopo. Questo non serve a costruire una classifica sommaria, ma a distinguere misure che smaltiscono arretrati da quelle che cambiano capacità.

Il terzo è misurare il percorso, non solo il singolo accesso. Dalla visita al test e al controllo, il paziente deve attraversare passaggi coerenti. Un indicatore composito può mostrare la quota di percorsi completati entro il tempo clinicamente previsto, evitando che un appuntamento puntuale mascheri il ritardo successivo.

Infine, i dati nazionali devono essere accompagnati da audit locali. La stessa anomalia può nascere da codifica errata, personale assente o domanda eccezionale. L’analisi automatica individua dove guardare; la verifica organizzativa spiega che cosa correggere.

Il punto: finanziare capacità, non soltanto attività

Le risorse aggiuntive hanno prodotto prestazioni e nel 2026 alcuni indicatori migliorano. La relazione della Corte dei conti mostra però che il sistema non riesce ancora a trasformare in modo uniforme la spesa in accesso tempestivo. Il problema è meno una singola cifra che la catena fra prescrizione e cura.

Una politica solida distingue l’arretrato dalla domanda corrente. Il primo richiede una campagna mirata; la seconda richiede capacità stabile, appropriatezza e prevenzione. Se si smaltisce il passato senza riequilibrare il flusso, la coda ricompare quando termina il finanziamento straordinario.

Il vero indicatore non è quanti miliardi sono stati spesi, né quante prenotazioni sono entrate nel sistema. È quante persone hanno ricevuto la prestazione corretta entro il tempo necessario, senza dover pagare e senza perdersi fra agende. Finché questo dato non sarà leggibile ovunque, il risultato resterà diseguale.

Domande frequenti

Quanto è stato speso contro le liste d’attesa?

Per il periodo 2022-2025 la Corte dei conti indica circa 1,58 miliardi di euro utilizzati su 1,845 miliardi assegnati nel perimetro esaminato.

Le liste d’attesa stanno migliorando?

Il primo semestre 2026 mostra più prenotazioni e più prestazioni entro i tempi per il campione Agenas. Il miglioramento non è uniforme e non copre tutto il sistema sanitario.

Che cosa sono le classi di priorità?

Sono categorie cliniche che associano alla prescrizione un tempo massimo: urgente, breve, differibile o programmabile. Devono essere assegnate in base al bisogno e al quesito diagnostico.

Il privato accreditato può ridurre le attese?

Può aumentare l’offerta se i posti acquistati sono integrati nel sistema pubblico, accessibili tramite CUP e controllati per qualità, volumi e tempi.

Perché la spesa non basta a misurare il risultato?

Perché un fondo può pagare ore, contratti o prestazioni senza dimostrare da solo che il paziente abbia ricevuto la cura corretta entro il tempo clinico necessario.

Fonti

← Tutti gli approfondimenti

Redazione CurioMondo · Testo originale. Ultimo aggiornamento editoriale: 22/10/2026 · 10:03 (ora italiana). Come lavoriamo

Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria