Ermenegildo Zegna Group ha chiuso il terzo trimestre 2026 con ricavi non sottoposti a revisione pari a 433,8 milioni di euro, in aumento dell'8,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Su base organica, cioè depurando il confronto dagli effetti perimetro e cambio indicati dal gruppo, la crescita è stata dell'8,2%.
Il dato mostra un'accelerazione guidata soprattutto dalle vendite dirette ai clienti e dal marchio principale.
Zegna ha realizzato 283,8 milioni di ricavi, il 13,8% in più su base annua e il 12,7% in termini organici. Tom Ford Fashion è salito del 5,4% a 69,6 milioni. Thom Browne è invece sceso del 5,9% a 45,4 milioni, con una contrazione organica del 7,4%.
Le differenze tra i marchi indicano che il miglioramento di gruppo non è uniforme e dipende in misura significativa dalla performance del nome Zegna.
Il canale direct-to-consumer, che comprende negozi gestiti direttamente e vendite digitali proprie, ha raggiunto 335,3 milioni di euro, con un progresso del 13%. All'interno di questo dato, il DTC del marchio Zegna è cresciuto del 18,2%. Il wholesale, cioè le vendite a rivenditori terzi, è invece diminuito del 5,2% a 63,4 milioni.
La composizione sposta quindi una quota maggiore del fatturato verso il rapporto diretto con il cliente.
Per un gruppo del lusso, il passaggio al direct-to-consumer può offrire più controllo su prezzi, assortimento e dati di vendita, ma comporta anche costi più elevati per negozi, personale e inventario. La crescita dei ricavi non basta da sola a misurare la redditività del trimestre: il comunicato riguarda le vendite e non fornisce un conto economico completo.
Margini, costi operativi e generazione di cassa richiedono i successivi aggiornamenti finanziari.
Sul piano geografico, le Americhe hanno registrato un incremento del 14%, mentre la Greater China è cresciuta dell'8,7%. Il risultato cinese è rilevante in un settore che ha risentito di traffico debole e domanda irregolare.
Anche in questo caso, un trimestre positivo non consente di dichiarare conclusa la fase di volatilità: base di confronto, cambi, turismo e calendario delle collezioni possono modificare rapidamente l'andamento.
La forza del marchio principale può essere letta come effetto dell'investimento su clientela di fascia alta, personalizzazione e distribuzione selettiva. La flessione di Thom Browne segnala però che il portafoglio resta esposto a cicli diversi. Tom Ford Fashion, di cui il gruppo è licenziatario, continua a crescere ma con dimensioni inferiori.
Per gli investitori conta dunque non soltanto il totale, ma la qualità e la durata del contributo di ciascun marchio.
Il dato del wholesale merita attenzione perché può riflettere prudenza dei rivenditori, razionalizzazione delle consegne o una strategia deliberata di riduzione dell'esposizione. Un calo del canale non è automaticamente negativo se il gruppo trasferisce vendite ai negozi propri con margini migliori, ma può segnalare domanda più debole quando non è compensato dal DTC.
Nel trimestre, la compensazione è arrivata soprattutto dal marchio Zegna.
I prossimi aggiornamenti dovranno mostrare se il ritmo si tradurrà in margini e cassa e se Thom Browne tornerà a stabilizzarsi. Al momento, il risultato certifica una crescita delle vendite superiore all'anno precedente e diffusa nelle regioni, con una struttura più orientata al cliente finale.
La lettura prudente è quella di un trimestre solido, non di una garanzia sull'intero esercizio o sul ciclo globale del lusso.
