Luca Zaia ha rilanciato il tema dell’autonomia differenziata dopo il discorso di Sergio Mattarella al Festival delle Regioni. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto ha definito il Capo dello Stato garante della Costituzione e ha indicato il Titolo V come base per modernizzare il Paese.
La dichiarazione interpreta in chiave autonomista un intervento che, nel testo integrale, insiste però anche su collaborazione tra livelli istituzionali, riequilibrio territoriale e qualità dei servizi.
Mattarella ha ricordato i venticinque anni dalla riforma costituzionale che ha ridisegnato il sistema degli enti territoriali. L’ha definita un punto di equilibrio e una base valida per un nuovo modello di autonomia regionale.
Ha però collegato quel modello ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, sottolineando la necessità di fare sistema tra Regioni, Province e Comuni, soprattutto per sostenere gli enti piccoli e fragili.
Zaia legge queste parole come conferma che le Regioni non debbano essere semplici articolazioni amministrative dello Stato. Nella sua nota sostiene che l’autonomia avvicina le decisioni ai cittadini, valorizza la capacità di governo dei territori e completa un disegno costituzionale rimasto incompiuto.
Richiama inoltre Luigi Einaudi e don Luigi Sturzo per collocare il federalismo dentro una tradizione politica nazionale e non esclusivamente settentrionale.
La presa di posizione non modifica la disciplina vigente e non trasferisce nuove competenze al Veneto. Ogni percorso di autonomia richiede atti, intese e garanzie coerenti con la Costituzione e con le decisioni della Corte costituzionale.
Il confronto politico deve inoltre misurarsi con la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, perché diritti fondamentali come salute, istruzione e assistenza devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale.
Il punto più concreto del discorso del Quirinale riguarda proprio la sanità. Mattarella attribuisce alle Regioni il compito di rendere operative le strutture e le innovazioni finanziate dal PNRR, con particolare responsabilità per i territori in ritardo.
In questa prospettiva l’autonomia non è soltanto facoltà di decidere, ma obbligo di raggiungere standard verificabili e di correggere divari che incidono sulla vita dei cittadini.
Zaia sostiene che rafforzare i territori significhi rafforzare l’intero Paese e indica la collaborazione con il Governo Meloni come strada per proseguire. La maggioranza nazionale comprende però sensibilità diverse sui tempi, sulle materie e sui meccanismi finanziari. Il passaggio dal principio politico all’attuazione dipenderà da norme, negoziati e coperture, non dalle dichiarazioni pronunciate durante il Festival.
Per valutare gli sviluppi saranno decisivi i documenti ufficiali: eventuali intese, schemi legislativi, definizione dei livelli essenziali e relazioni finanziarie. I cittadini dovranno poter capire quali funzioni cambiano, quali risorse seguono le competenze, quali controlli restano allo Stato e come vengono tutelate le Regioni con minore capacità fiscale.
Senza questi elementi, il dibattito rischia di restare astratto o di ridursi a contrapposizioni identitarie.
Le parole di Mattarella offrono dunque uno spazio politico agli autonomisti, ma non equivalgono a un via libera a qualsiasi modello. Il Presidente richiama unità della Repubblica e pluralismo, differenze e riequilibrio economico-sociale.
La notizia del 26 ottobre è il tentativo di Zaia di trasformare quel quadro costituzionale in una nuova spinta all’autonomia; contenuti e limiti dovranno essere verificati negli atti successivi.
