Un giudice federale statunitense ha annullato la politica dell’amministrazione Trump che sospendeva il rilascio dei visti d’immigrazione ai richiedenti provenienti da 75 Paesi. La decisione stabilisce che il Dipartimento di Stato aveva oltrepassato l’autorità concessa dalla legge federale.
Il provvedimento colpisce una direttiva che aveva bloccato l’elaborazione e l’emissione di numerosi visti di immigrazione sulla base della nazionalità dei richiedenti. Secondo Reuters, il giudice ha ritenuto che il segretario di Stato non potesse utilizzare i poteri amministrativi per introdurre una sospensione così ampia senza una base legislativa sufficiente.
La sentenza non equivale a un via libera automatico per ogni domanda. I richiedenti restano soggetti ai normali controlli di sicurezza, ai requisiti previsti dalla normativa sull’immigrazione e alle altre cause individuali di inammissibilità. Il punto centrale è diverso: la nazionalità, da sola, non può più essere usata secondo quella specifica direttiva per fermare il rilascio dei visti interessati.
Un altro effetto importante riguarda le pratiche già respinte. Il tribunale ha ordinato il riesame dei rifiuti fondati esclusivamente sulla politica annullata, creando la possibilità che alcuni casi vengano riaperti e valutati secondo le regole ordinarie.
La decisione rappresenta quindi un limite giudiziario significativo all’uso dei poteri amministrativi in materia di immigrazione. Il governo può ancora impugnare il provvedimento, ma nel frattempo il Dipartimento di Stato deve adeguarsi all’ordine del tribunale salvo nuove decisioni delle corti superiori.
Per chi segue la vicenda, il prossimo passaggio da osservare è proprio l’eventuale appello: potrebbe determinare se il blocco della politica resterà in vigore durante il prosieguo del contenzioso.
