L’occupazione non agricola degli Stati Uniti è diminuita di 23.000 unità a luglio, sorprendendo gli economisti che prevedevano un aumento di circa 80.000 posti. Anche i dati dei due mesi precedenti sono stati rivisti verso il basso, con 103.000 occupati in meno rispetto alle stime iniziali.
Il tasso di disoccupazione è sceso leggermente al 4,1%, ma il miglioramento non indica necessariamente un mercato più forte. Una parte della diminuzione deriva dal calo della partecipazione alla forza lavoro: meno persone risultano occupate o attivamente in cerca di un impiego.
La Federal Reserve deve bilanciare due obiettivi: contenere l’inflazione e sostenere l’occupazione. Prima del rapporto, diversi funzionari avevano indicato la possibilità di alzare i tassi a settembre per frenare pressioni sui prezzi ancora persistenti.
Un mercato del lavoro più fragile rende questa scelta più rischiosa. Tassi più alti aumentano il costo di mutui, prestiti e finanziamenti aziendali e possono ridurre ulteriormente assunzioni e investimenti. Dopo il dato, i mercati hanno abbassato sensibilmente la probabilità di una stretta immediata.
Le azioni statunitensi sono salite perché gli investitori hanno interpretato il rapporto come un motivo per una Federal Reserve più prudente. Il Nasdaq ha guadagnato circa l’1,3%, mentre anche gli altri principali indici si sono avviati verso una delle migliori settimane degli ultimi mesi.
I prezzi dei titoli di Stato sono aumentati e i rendimenti sono scesi. Il dollaro si è indebolito contro yen ed euro, perché tassi statunitensi meno elevati renderebbero la valuta relativamente meno attraente. È una reazione tipica, ma non priva di contraddizioni: una cattiva notizia economica può sostenere i mercati se riduce il rischio di una stretta monetaria.
Una singola rilevazione non dimostra che gli Stati Uniti siano entrati in recessione. Il mercato del lavoro rimane ampio e il tasso di disoccupazione è ancora contenuto. Tuttavia, il calo delle assunzioni e le revisioni negative indicano che la crescita sta perdendo slancio.
Le imprese possono essere diventate più caute a causa dei costi elevati, dell’incertezza commerciale e della debolezza di alcuni settori. Sarà importante verificare se il rallentamento resta concentrato o si estende a servizi, industria e consumi.
Il prossimo dato decisivo sarà l’inflazione. Se i prezzi continueranno a salire rapidamente mentre l’occupazione rallenta, la Fed si troverà davanti a una scelta difficile: aumentare i tassi rischiando di indebolire il lavoro, oppure attendere rischiando di lasciare l’inflazione troppo alta.
Gli investitori seguiranno anche richieste di sussidio, salari, vendite al dettaglio e commenti dei membri della banca centrale. Il rapporto di luglio ha cambiato le probabilità, ma non ha deciso automaticamente l’esito della riunione di settembre.