Una giudice federale di Boston ha sospeso temporaneamente la nuova regola dell'amministrazione Trump che riduce da trenta a dieci giorni il tempo concesso ai rifugiati per contestare la revoca del proprio status. L'ordine della giudice distrettuale Julia Kobick resta in vigore fino al 6 novembre.
La misura era stata emanata il 14 ottobre da US Citizenship and Immigration Services. La riduzione dei termini faceva parte di un piano più ampio di riesame delle posizioni dei rifugiati già ammessi negli Stati Uniti. Il Department of Homeland Security aveva stimato fino a 186.000 persone potenzialmente interessate.
Organizzazioni di assistenza legale e quattro ricorrenti individuali hanno presentato una causa contro la nuova disciplina. I gruppi sostengono che dieci giorni non siano sufficienti per reperire documenti, ottenere consulenza e rispondere a un provvedimento capace di incidere sulla permanenza nel Paese.
Kobick ha spiegato che la sospensione serve a preservare lo status quo fino a quando il caso potrà essere esaminato dal giudice competente. L'ordine non decide ancora nel merito se la regola sia legittima e non annulla definitivamente l'intero programma di revisione.
Un avvocato di Democracy Forward, organizzazione che rappresenta i ricorrenti, ha definito la decisione una protezione concreta per le persone che avevano già ricevuto avvisi di possibile revoca. Il Dipartimento per la Sicurezza interna non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento citata da Reuters.
Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi non può rientrare nel proprio Paese per persecuzione o fondato timore di persecuzione. Negli Stati Uniti, la procedura di ammissione comporta controlli preliminari e può precedere di anni la stabilizzazione della posizione attraverso la residenza permanente.
Il contenzioso riguarda la possibilità effettiva di difendersi prima che lo status venga terminato. Una revoca può aprire la strada a procedimenti di rimozione, perdita dell'autorizzazione al lavoro e detenzione. Queste conseguenze sono prospettate dai ricorrenti, non sono automaticamente scattate per tutte le persone indicate nella stima governativa.
Il prossimo passaggio rilevante sarà l'udienza sul provvedimento e l'eventuale decisione oltre il 6 novembre. Fino ad allora resta sospesa la finestra di dieci giorni. Qualsiasi estensione, revoca o sentenza di merito costituirà un nuovo aggiornamento sostanziale.
La causa è stata depositata il giorno prima dell'ordine e contesta tre politiche collegate: ostacoli alla residenza permanente, un riesame di massa e la procedura accelerata per terminare lo status. La sospensione descritta da Reuters riguarda specificamente il termine di dieci giorni, non ogni misura oggetto del ricorso.
I ricorrenti includono organizzazioni che assistono persone già ammesse legalmente e quattro individui. Il governo avrà la possibilità di difendere la regola davanti al tribunale. La decisione provvisoria non stabilisce che tutti i rifugiati manterranno lo status, ma garantisce per ora il termine precedente per rispondere.
L'ordine di pochi giorni evita che la nuova scadenza produca effetti irreversibili mentre il giudice organizza il confronto tra le parti. Non anticipa però quale standard legale sarà applicato alla causa né se l'amministrazione potrà riproporre una procedura modificata in futuro.
