Gli Stati Uniti hanno aperto una nuova fase della disputa commerciale con il Canada introducendo divieti d’importazione per alcune categorie di prodotti e modificando dazi già annunciati. Il presidente Donald Trump ha firmato cinque proclami basati sulla Section 338 del Tariff Act del 1930. Secondo la scheda della Casa Bianca, gli spostamenti di prodotti dentro o fuori dagli elenchi tariffari entreranno in vigore il 15 settembre 2026; i divieti veri e propri scatteranno il 29 settembre.
Le misure riguardano, fra l’altro, bevande alcoliche, prodotti lattiero-caseari, motocicli e alcune merci collegate ai veicoli. Washington ha inoltre aumentato la pressione su Bombardier e sugli acquisti pubblici di prodotti canadesi. Gli elenchi tecnici contenuti negli allegati sono più importanti delle etichette generali: non ogni bottiglia, alimento o veicolo canadese è necessariamente vietato, perché l’applicazione dipende dai codici doganali indicati.
L’Ufficio del rappresentante commerciale statunitense presenta l’azione come risposta alla ritorsione canadese e a trattamenti giudicati discriminatori verso esportazioni americane. Questa è la motivazione dell’amministrazione USA, non una conclusione condivisa fra i due Paesi. Per valutare la disputa occorre confrontare i provvedimenti canadesi richiamati, le regole dell’accordo USMCA e gli eventuali ricorsi nazionali o internazionali.
Un divieto d’importazione è più severo di un dazio. Il dazio consente alla merce di entrare pagando un costo aggiuntivo, che può essere assorbito o trasferito sul prezzo. Il divieto blocca l’ingresso della categoria indicata, salvo eccezioni. Le proclamazioni prevedono anche che, se un divieto venisse invalidato, possa tornare applicabile un dazio del 50% per alcune merci: è una clausola di salvaguardia che rende la misura resistente a contestazioni parziali.
La base giuridica scelta, la Section 338, attribuisce al presidente poteri contro Paesi ritenuti discriminatori verso il commercio americano. È uno strumento antico e poco utilizzato rispetto alle sezioni 232 e 301 diventate comuni nelle dispute recenti. Il suo impiego amplia il confronto oltre la sicurezza nazionale o le pratiche commerciali specifiche e potrebbe diventare oggetto di contenzioso sulla portata dei poteri presidenziali.
Per imprese e consumatori gli effetti non saranno immediati e uniformi. Importatori statunitensi dovranno identificare i codici coinvolti, gestire merci già in viaggio e cercare fornitori alternativi. Produttori canadesi potrebbero perdere accesso al mercato o deviare vendite verso altri Paesi. Prezzi e disponibilità negli Stati Uniti dipenderanno dalla facilità con cui l’offerta canadese può essere sostituita e dalla durata delle restrizioni.
La disputa può inoltre interrompere catene produttive integrate. Stati Uniti e Canada scambiano componenti che attraversano il confine più volte prima del prodotto finale, soprattutto nell’automotive. Una misura su un bene intermedio non colpisce soltanto l’esportatore: può aumentare costi e tempi per fabbriche americane che lo utilizzano. Per questo associazioni industriali e dogane dovranno chiarire rapidamente origine, classificazione e deroghe.
I prossimi indicatori sono la risposta formale di Ottawa, eventuali negoziati prima delle due scadenze, istruzioni della dogana statunitense e ricorsi. Le date del 15 e 29 settembre lasciano uno spazio limitato per modifiche o accordi. CurioMondo distinguerà gli annunci politici dall’applicazione effettiva ai confini e aggiornerà la pagina se cambieranno prodotti, aliquote o tempi.
