Stati Uniti e Canada stanno negoziando un possibile alleggerimento dei dazi americani su acciaio e automobili, secondo due fonti statunitensi e quattro canadesi sentite da Reuters. Le trattative riguardano le misure della Section 232, che arrivano fino al 50% sull’acciaio canadese e al 25% sui veicoli.
Lo sviluppo del 26 ottobre riapre un canale dopo il fallimento dei colloqui di agosto, ma non equivale a un’intesa conclusa.
Una fonte canadese considera possibile un accordo prima delle elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre. Fonti americane riferiscono invece che Washington chiede ulteriori concessioni e che l’intesa potrebbe essere limitata. Un resoconto basato su fonti citate dalla CBC descrive aspettative più prudenti e nessun accordo prima del voto.
La divergenza sui tempi è parte della notizia: conferma contatti intensi, ma indica che il perimetro resta instabile.
Il segretario al Commercio Howard Lutnick e il ministro canadese Dominic LeBlanc sono al centro del negoziato. Il primo ministro Mark Carney ha detto che l’attività si è intensificata leggermente e che gli Stati Uniti si sarebbero avvicinati alla posizione canadese.
LeBlanc ha comunque escluso una corsa a qualunque compromesso, sostenendo che Ottawa non accetterà condizioni contrarie al proprio interesse economico e sovrano.
Auto e acciaio sono legati da catene produttive che attraversano più volte il confine. Componenti costruiti in Canada entrano in impianti statunitensi e possono tornare incorporati in un veicolo finito. Un dazio applicato a ogni passaggio aumenta il costo e rende più difficile pianificare la produzione.
Per questo anche aziende americane chiedono sollievo: la protezione di un settore può trasformarsi in un costo per quello che acquista il materiale.
Il contesto elettorale aumenta la pressione. I dazi sono diventati impopolari in Stati di confine e distretti industriali, mentre Donald Trump ha minacciato di portare al 50% dal 1° gennaio 2027 anche le tariffe su auto e componenti.
Una tregua prima del voto potrebbe ridurre il costo politico; un accordo incompleto potrebbe invece essere presentato da entrambe le parti come una vittoria senza risolvere i problemi strutturali.
Per l’industria italiana il negoziato conta attraverso stabilimenti nordamericani, fornitori e concorrenza globale. Gruppi europei assemblano veicoli in Canada, Stati Uniti e Messico e comprano acciaio su mercati integrati. Una riduzione dei dazi può diminuire alcuni costi; nuove concessioni o quote possono spostare flussi commerciali verso l’Europa.
L’effetto non si misura soltanto sulle esportazioni dirette italiane, ma anche sulle filiere di componentistica presenti nel continente americano.
Un accordo sulla Section 232 non risolverebbe automaticamente tutte le dispute tra Washington e Ottawa. Restano contromisure, prodotti agricoli e forestali, regole di origine e la minaccia di ulteriori aumenti. Bisognerà leggere il testo per capire se prevede esenzioni complete, contingenti, riduzioni temporanee o impegni di investimento.
Le parole alleggerimento e accordo possono indicare risultati economici molto diversi.
I segnali da osservare sono una comunicazione congiunta, atti doganali che modificano le aliquote e indicazioni precise sulla data di entrata in vigore. Finché mancano, imprese e mercati devono considerare i dazi attuali.
Il negoziato è reale e riguarda settori decisivi; la tempistica prima del 3 novembre e l’ampiezza del sollievo restano ipotesi attribuite alle fonti, non decisioni già prese.
