Consiglio dell'Unione europea e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio per modificare le regole sulle securitizzazioni. Il pacchetto punta a liberare capitale nei bilanci bancari e a favorire nuovi prestiti a famiglie, piccole imprese e infrastrutture, mantenendo requisiti più elevati per le operazioni rischiose.
La securitizzazione riunisce attività come mutui, credito al consumo o prestiti alle imprese e le trasforma in strumenti acquistabili da investitori istituzionali. La banca può così trasferire parte del rischio e recuperare capacità per nuovi finanziamenti. Il meccanismo richiede però trasparenza e controlli, come mostrato dalla crisi finanziaria globale.
L'intesa introduce una categoria definita “resiliente” e rafforza l'etichetta STS, riservata alle operazioni semplici, trasparenti e standardizzate. Le esposizioni considerate più sicure avrebbero requisiti patrimoniali ridotti in modo più sensibile, mentre per le posizioni rischiose resterebbero vincoli maggiori.
Per i clienti italiani non è previsto un diritto automatico a mutui più economici. L'effetto atteso è indiretto: banche con più capitale disponibile potrebbero ampliare l'offerta di credito. Tassi, condizioni e approvazione delle domande continueranno a dipendere dal costo della raccolta, dal rischio del cliente e dalle scelte commerciali.
Il pacchetto riduce alcuni obblighi amministrativi per gli operatori e aumenta i limiti di investimento per gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari. Prevede inoltre supervisione a livello europeo per i verificatori indipendenti che certificano la conformità STS, con l'obiettivo di rendere i controlli più uniformi.
Sono previste modifiche mirate per favorire operazioni transfrontaliere, consentire una maggiore partecipazione di assicurazioni e riassicurazioni e finanziare progetti prima della fase operativa. Questo può interessare infrastrutture e investimenti con tempi lunghi, nei quali la disponibilità di capitale iniziale è spesso un ostacolo.
La riforma aggiorna sia il regolamento prudenziale sulle securitizzazioni sia il regolamento che disciplina il mercato. Le norme europee adottate dopo la crisi avevano aumentato sicurezza e trasparenza, ma operatori e istituzioni ritenevano che costi e requisiti avessero ridotto eccessivamente l'attività rispetto ad altri mercati.
L'accordo del 21 ottobre non è ancora applicabile. I testi giuridici devono essere completati e approvati formalmente da entrambi i colegislatori. Solo dopo la pubblicazione saranno note le date di entrata in vigore e gli eventuali periodi transitori per banche, investitori e autorità di vigilanza.
Il punto da monitorare è l'equilibrio tra maggiore capacità di credito e qualità dei portafogli trasferiti. La riduzione dei requisiti dovrebbe concentrarsi sulle operazioni più robuste. Vigilanza, informativa agli investitori e coerenza delle certificazioni saranno quindi determinanti per evitare che la ricerca di liquidità indebolisca la prudenza.
Le autorità nazionali ed europee dovranno osservare prezzi, insolvenze e concentrazione degli investitori dopo l'entrata in vigore. Se il mercato crescerà senza una corrispondente trasparenza, i rischi potrebbero spostarsi invece di ridursi. Il successo della riforma si misurerà quindi nel credito aggiuntivo sano, non nel solo volume di titoli emessi.
