Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 19 ottobre 2026 una raccomandazione rivolta agli Stati membri per contrastare l’esclusione abitativa e la condizione delle persone senza dimora. L’orientamento combina prevenzione, assistenza immediata e accesso stabile a un alloggio, indicando ai governi una serie di azioni da inserire nelle rispettive politiche sociali.
Non si tratta di una nuova legge che assegna automaticamente case o sussidi agli inquilini italiani. La raccomandazione definisce un quadro di indirizzo, mentre la scelta degli strumenti, degli stanziamenti e delle modalità attuative resta affidata alle autorità nazionali e territoriali competenti. Questo distingue il provvedimento da un programma di finanziamento già operativo.
Il Consiglio utilizza una definizione ampia di esclusione abitativa. Non comprende soltanto chi dorme in strada o in un rifugio temporaneo, ma anche le persone che vivono in alloggi insicuri, inadeguati o privi di servizi essenziali, oppure che rischiano di perdere la casa per uno sfratto o una situazione di violenza domestica.
La prima area di intervento è l’identificazione precoce dei nuclei familiari a rischio. Il documento invita a considerare sistemi di allerta, consulenza sui debiti, assistenza d’emergenza per il pagamento dell’affitto, mediazione e misure di tutela contro gli sfratti forzati. L’obiettivo è intervenire prima che una difficoltà economica si trasformi in una perdita dell’abitazione.
Particolare attenzione viene riservata a bambini e ragazzi. Gli Stati sono chiamati a evitare che un minore rimanga privo di una sistemazione adeguata e a prevedere percorsi di sostegno per i giovani che escono da comunità o affidamenti. La raccomandazione considera quindi l’alloggio insieme alla continuità dei servizi educativi e sociali.
Per chi è già senza casa il Consiglio propone l’accesso semplificato all’assistenza attraverso sportelli integrati. Una persona dovrebbe poter essere indirizzata, senza ripetere procedure separate, verso previdenza, servizi sociali, cure sanitarie e sostegno materiale. Il documento suggerisce interventi personalizzati da parte di équipe multidisciplinari e servizi di prossimità.
La disponibilità effettiva di abitazioni è un altro punto centrale. La raccomandazione invita ad aumentare l’offerta di case sociali e a prezzo accessibile, favorendo investimenti pubblici e privati, riqualificazioni, utilizzo del patrimonio esistente e modelli abitativi senza fini di lucro. Non indica tuttavia un numero uniforme di nuove abitazioni per ogni Stato.
L’iniziativa nasce in un contesto di forte pressione sui prezzi. Secondo i dati riportati dal Consiglio, tra il 2013 e il 2024 i valori nominali delle abitazioni nell’UE sono cresciuti di oltre il 60%, più rapidamente dei redditi familiari. In alcuni Paesi gli aumenti medi hanno superato il 220%, mostrando differenze profonde fra mercati nazionali.
L’istituzione europea stima inoltre che oltre un milione di persone nell’Unione viva una condizione di mancanza di casa. Il dato non equivale al numero dei cittadini italiani senza dimora e non descrive una singola giornata di rilevazione. Serve a indicare la dimensione sovranazionale del problema al quale la raccomandazione vuole rispondere.
La proposta si collega al Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili annunciato nel dicembre 2025 e alla strategia contro la povertà presentata nel maggio 2026. Sul piano istituzionale, però, le politiche abitative continuano a essere principalmente nazionali: Comuni e Regioni mantengono funzioni fondamentali nella pianificazione, nei servizi e nella gestione degli alloggi sociali.
Gli Stati sono incoraggiati a valutare l’efficacia delle strategie e a informare la Commissione europea ogni cinque anni. La Commissione dovrà a sua volta riferire al Consiglio dopo cinque anni dall’adozione. Il risultato concreto dipenderà dagli interventi che saranno finanziati e realizzati nei diversi territori, non dalla sola approvazione della raccomandazione.
