L'Unione europea e i sei partner dei Balcani occidentali hanno approvato una dichiarazione comune per rafforzare la cooperazione in ricerca e innovazione. Il testo, concordato il 22 ottobre a Bruxelles, prepara un nuovo piano d'azione condiviso e collega più strettamente le politiche scientifiche al percorso di integrazione europea di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.
La dichiarazione concentra il lavoro su due aree: carriere nella ricerca ed ecosistemi dell'innovazione. Nel primo caso il problema riguarda opportunità, mobilità, condizioni di lavoro e capacità di trattenere competenze. Nel secondo, l'obiettivo è collegare università, imprese, investitori e amministrazioni affinché i risultati scientifici possano diventare servizi, tecnologie e attività produttive.
L'intesa è stata raggiunta alla riunione ministeriale della Piattaforma direttiva per la ricerca e l'innovazione nei Balcani occidentali. L'incontro è stato ospitato dalla commissaria europea per startup, ricerca e innovazione Ekaterina Zaharieva e copresieduto dal ministro irlandese James Lawless. La cornice multilaterale consente ai sei partner di discutere insieme agli Stati membri e alla Commissione priorità e strumenti comuni.
La cooperazione ha già una base finanziaria e progettuale. Secondo la Commissione, organizzazioni dei Balcani occidentali hanno ottenuto circa 237 milioni di euro attraverso Horizon Europe, partecipando a più di mille progetti. Il dato riguarda coinvolgimenti diversi e non equivale a una somma distribuita in parti uguali tra i sei partner.
Indica però che università, centri e imprese della regione sono già inseriti in reti europee di ricerca.
La Piattaforma compie vent'anni. Dal 2006 ha sostenuto il dialogo politico e l'associazione dei partner regionali ai programmi europei. L'associazione permette la partecipazione ai bandi secondo regole simili a quelle degli Stati membri, ma la capacità di vincere progetti dipende da qualità delle proposte, infrastrutture, reti scientifiche e supporto amministrativo.
Per questo il nuovo piano dovrà affrontare anche divari di capacità tra istituzioni.
Il tema delle carriere è legato alla mobilità. La possibilità di lavorare in altri Paesi può far crescere competenze e collaborazioni, ma può anche impoverire i sistemi nazionali se il rientro o la circolazione dei ricercatori restano limitati.
Programmi di mentoring, infrastrutture condivise, finanziamenti competitivi e percorsi professionali trasparenti possono rendere la mobilità uno scambio, invece di una perdita permanente di capitale umano.
Gli ecosistemi dell'innovazione richiedono inoltre regole prevedibili, accesso a capitale e collegamenti con il mercato unico. Una buona ricerca non si traduce automaticamente in imprese. Servono trasferimento tecnologico, tutela della proprietà intellettuale, appalti innovativi e sostegno alla fase di crescita. Il piano d'azione sarà credibile se specificherà responsabilità, scadenze e indicatori, evitando che la dichiarazione resti un elenco di intenzioni.
La cooperazione scientifica non sostituisce i negoziati di adesione né risolve da sola le questioni politiche della regione. Può però creare standard condivisi, relazioni istituzionali e opportunità per giovani ricercatori e imprese. I prossimi elementi da osservare saranno la pubblicazione del piano, le risorse associate e l'aumento della partecipazione di qualità a Horizon Europe.
La dichiarazione del 22 ottobre apre il nuovo ciclo; i risultati dipenderanno dalla sua traduzione in progetti verificabili.
