L’Ucraina avrebbe sospeso gli attacchi con droni contro alcune petroliere che utilizzano il porto russo di Novorossiysk, sul Mar Nero, dopo una richiesta degli Stati Uniti. Lo riferisce il Financial Times, citato da Reuters, sulla base di funzionari ucraini. Reuters precisa di non avere potuto verificare in modo indipendente il resoconto.
Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, la richiesta sarebbe arrivata dopo le preoccupazioni di Washington per l’impatto degli attacchi sul mercato petrolifero e su imprese statunitensi coinvolte nel greggio kazako esportato attraverso il terminale del Caspian Pipeline Consortium, o CPC.
La formula descritta dal Financial Times è più circoscritta di un cessate il fuoco sulle infrastrutture russe. Kyiv avrebbe accettato di non colpire le infrastrutture CPC e le navi non russe non sottoposte a sanzioni ucraine, a condizione che non trasportino petrolio o merci russe.
Questo punto è essenziale: il resoconto non indica una rinuncia generale alla campagna contro le entrate energetiche di Mosca. L’Ucraina ha intensificato negli ultimi mesi gli attacchi contro raffinerie, logistica e infrastrutture energetiche russe, sostenendo che servano a ridurre le risorse disponibili per la guerra.
Nella notte, Novorossiysk è stata colpita da un nuovo attacco di droni. Le autorità russe hanno dichiarato che un bambino è morto e che sono stati danneggiati edifici residenziali e quattro imprese. Si tratta di un bilancio e di informazioni attribuiti alle autorità russe, che non risultano verificabili indipendentemente al momento della pubblicazione.
Reuters ha invece riportato separatamente che un importante terminal cerealicolo del porto ha sospeso le operazioni dopo i droni notturni. Una fonte del settore ha riferito la sospensione mentre venivano valutati i danni; Demetra Holding, proprietaria del terminale, ha confermato danni senza fornire ulteriori dettagli.
Novorossiysk è uno dei principali snodi russi sul Mar Nero: ospita traffico petrolifero, esportazioni di cereali, metalli e container. Il terminale CPC movimenta greggio proveniente soprattutto dal Kazakistan ed è rilevante anche per grandi gruppi occidentali attivi nel Paese.
Per questo un attacco contro il porto può produrre effetti che vanno oltre la Russia e l’Ucraina: ritardi alle spedizioni, danni alle infrastrutture, problemi per le esportazioni kazake e nuove tensioni sui mercati dell’energia e delle materie prime. La sospensione riferita dal Financial Times mostra quanto il fronte economico e quello diplomatico siano ormai intrecciati nel Mar Nero.
Nei prossimi giorni sarà importante capire se Washington, Kyiv o il CPC confermeranno pubblicamente i termini dell’intesa riportata dal Financial Times. Andrà inoltre seguito se le operazioni del terminale cerealicolo riprenderanno rapidamente e se gli attacchi contro Novorossiysk continueranno a colpire obiettivi diversi da quelli coperti dall’eventuale intesa.
La notizia, quindi, non segnala una de-escalation generale nel Mar Nero: descrive piuttosto un possibile limite negoziato attorno a un’infrastruttura sensibile, mentre gli attacchi e i danni al porto restano parte della realtà del conflitto.
