Dalle ore 12 del 15 ottobre 2026 le imprese possono inviare al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti del nuovo Piano Transizione 5.0. La procedura è riservata ai soggetti che hanno già ricevuto esito positivo alla comunicazione di conferma e hanno concluso il progetto agevolato.
La comunicazione serve ad attestare che gli acquisti e gli interventi dichiarati sono stati effettivamente realizzati. Devono essere indicati gli estremi delle fatture relative alle spese agevolabili e va dichiarato il possesso della perizia tecnica asseverata e della certificazione contabile richieste dalla disciplina.
Il completamento non può includere beni diversi né importi superiori a quelli indicati nella conferma. Questa regola rende rischioso modificare il progetto in fase finale senza verificare prima l’ammissibilità. Differenze su modello, quantità, costo o data possono richiedere un esame tecnico e fiscale prima dell’invio.
Il nuovo Piano riconosce una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali ai fini delle imposte sui redditi. Non è quindi un bonifico immediato sul conto dell’impresa e non coincide con i precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0. Il vantaggio si manifesta attraverso quote di ammortamento o canoni fiscalmente maggiorati.
Rientrano nel perimetro investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e, nei casi previsti, autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. L’accesso resta legato ai requisiti tecnici e agli obiettivi di riduzione dei consumi energetici. La semplice sostituzione di un macchinario non garantisce da sola l’agevolazione.
Prima di trasmettere la pratica, l’impresa dovrebbe riconciliare ordine, contratto, documento di trasporto, fattura, pagamento e messa in funzione. Le date devono essere coerenti con il periodo agevolato. È utile controllare anche il collegamento tra bene principale, software, sistemi di monitoraggio e calcolo del risparmio energetico.
La perizia asseverata non dovrebbe essere trattata come un allegato formale. Deve descrivere caratteristiche e interconnessione dei beni e sostenere le condizioni tecniche richieste. La certificazione contabile, invece, verifica l’effettivo sostenimento dei costi. Professionisti e impresa devono lavorare sugli stessi documenti e sugli stessi importi.
Il GSE ha pubblicato il modello aggiornato, le istruzioni operative e la guida alla piattaforma. Usare versioni precedenti può produrre campi mancanti o dichiarazioni non coerenti. Prima dell’invio definitivo conviene salvare ricevuta, protocollo, file trasmessi e schermate riepilogative in un fascicolo accessibile anche in caso di controllo.
Le imprese non ancora pronte non dovrebbero anticipare la comunicazione soltanto per chiudere la pratica. Il completamento va inviato dopo la conclusione reale degli investimenti e nei termini di legge. Se mancano collaudo, interconnessione o certificazioni, occorre verificare con i consulenti se il progetto possa essere dichiarato concluso.
L’apertura della piattaforma è quindi un passaggio concreto per trasformare l’investimento in beneficio fiscale, ma non elimina i controlli successivi. Un dossier ordinato, con motivazioni per ogni variazione e corrispondenza tra documenti tecnici e contabili, riduce il rischio di contestazioni e recuperi dell’agevolazione.
Prima di confermare l’invio, è opportuno controllare anche che il soggetto firmatario disponga dei poteri necessari e che le dichiarazioni coincidano con quelle già trasmesse. Un errore di anagrafica, data o importo può sembrare marginale, ma complicare l’istruttoria o richiedere una rettifica formale.
La pianificazione fiscale deve infine considerare tempi di ammortamento e capienza reddituale. Un investimento tecnicamente ammissibile non produce lo stesso vantaggio per tutte le imprese. Il consulente dovrebbe simulare beneficio, flussi di cassa e costi di certificazione prima di attribuire alla misura un rendimento economico netto.
