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Stretto di Hormuz, i transiti commerciali scendono a sette

I passaggi registrati restano in singola cifra mentre la crisi regionale spinge il petrolio oltre 100 dollari. I dati AIS possono però sottostimare il traffico reale.

11 settembre 2026 · Mondo · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Poche navi commerciali attraversano lo Stretto di Hormuz, illustrazione editoriale fotorealistica generata con IA
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
7transiti commerciali registrati
~125grandi navi al giorno prima della guerra
20%quota del consumo mondiale di liquidi petroliferi transitata storicamente nello stretto

I transiti di navi commerciali nello Stretto di Hormuz sono scesi a sette nell’ultima rilevazione disponibile, mantenendosi in singola cifra e molto sotto i livelli precedenti alla guerra. I dati preliminari del tracker marittimo Kpler, riportati l’11 settembre da Reuters, mostrano una rotta energetica ancora fortemente compressa.

Il confronto rende la dimensione del cambiamento: prima del conflitto passavano dallo stretto circa 125 grandi navi commerciali al giorno. La media degli ultimi dieci giorni è invece attorno a 15 passaggi, segno che la riduzione non è un episodio isolato ma una condizione prolungata.

Il dato va letto con cautela. I conteggi si basano in larga parte sui segnali AIS, il sistema automatico con cui le navi trasmettono posizione e identità. Alcune unità possono spegnere il transponder durante il viaggio per ragioni di sicurezza, quindi il numero osservato non coincide necessariamente con il traffico reale.

Nella rilevazione più recente due navi Panamax risultavano in uscita, mentre cinque unità entravano nel Golfo. Reuters segnala anche movimenti di metaniere legate a QatarEnergy e la prima consegna nota di GNL al Pakistan da luglio, un’indicazione che la rotta non è chiusa ma funziona con capacità e regolarità molto inferiori al normale.

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed è uno dei passaggi energetici più importanti del pianeta. Secondo la U.S. Energy Information Administration, nella prima metà del 2025 vi transitavano in media 20,9 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti liquidi, circa il 20% del consumo mondiale.

Le alternative terrestri esistono ma non possono sostituire integralmente la rotta marittima. L’EIA stima che gli oleodotti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti possano offrire una capacità di bypass nell’ordine di 4,7 milioni di barili al giorno, molto inferiore ai volumi storicamente movimentati attraverso lo stretto.

La sicurezza resta il limite principale. L’International Maritime Organization ha ripetutamente avvertito che la situazione nell’area rimane altamente volatile e che migliaia di marittimi sono rimasti bloccati nel Golfo dall’inizio della crisi. L’IMO ha chiesto agli operatori di evitare di esporre gli equipaggi a rischi non necessari.

La contrazione dei transiti si riflette anche sui mercati. L’11 settembre il Brent ha oscillato attorno a 109 dollari al barile, con investitori e banche centrali nuovamente concentrati sul rischio che energia più cara alimenti l’inflazione e rallenti l’economia globale.

Il valore aggiunto del dato odierno non è quindi soltanto il numero sette. La combinazione tra traffico marittimo ridotto, limiti delle rotte alternative e rialzo del petrolio mostra quanto un restringimento prolungato di Hormuz possa propagarsi dai trasporti ai prezzi dell’energia e ai costi per imprese e famiglie.

Le prossime rilevazioni serviranno a capire se il traffico resterà stabilmente in singola cifra oppure se il dato rappresenta una nuova oscillazione dentro una fase già eccezionale.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 11 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.