Il Ministero dell’Interno ha stanziato 1,5 milioni di euro per l’edizione 2026/27 di Scuole sicure, il programma destinato alla prevenzione e al contrasto dello spaccio di droga nelle aree vicine agli istituti. Le risorse sono rivolte a 70 Comuni con più di 15 mila abitanti.
Il comunicato del Viminale annuncia il fondo e la platea, mentre i singoli interventi dovranno passare attraverso progetti locali, procedure attuative e rendicontazione delle spese.
Le amministrazioni potranno utilizzare i contributi per sistemi di videosorveglianza, assunzioni a tempo determinato di agenti di polizia locale, lavoro straordinario degli operatori già in servizio, mezzi e attrezzature. È prevista anche la possibilità di finanziare campagne informative e attività di prevenzione.
Il programma combina quindi controllo del territorio e comunicazione, ma la scelta concreta delle priorità spetterà ai Comuni d’intesa con le prefetture e nel rispetto delle condizioni fissate dal Ministero.
Rispetto alla precedente edizione, la platea indicata sale da 50 a 70 Comuni senza un aumento del fondo complessivo. La media aritmetica scende così a circa 21.400 euro per ente, anche se il riparto effettivo non deve necessariamente essere uniforme.
È un elemento da considerare nella valutazione: più territori possono accedere all’iniziativa, ma ciascun progetto potrebbe disporre di risorse inferiori o richiedere un cofinanziamento locale per le attività più costose.
Il ministro Matteo Piantedosi ha inserito l’intervento nella strategia più ampia di contrasto alle droghe e di presidio dei luoghi frequentati dai ragazzi. La sicurezza attorno alle scuole, tuttavia, non si misura soltanto con telecamere e pattuglie.
Servono coordinamento con dirigenti scolastici, servizi sociali, famiglie e strutture sanitarie, oltre a percorsi educativi che aiutino a riconoscere i rischi e a chiedere supporto. Le campagne di prevenzione previste dal programma possono svolgere questa funzione se progettate con competenze adeguate.
L’uso della videosorveglianza richiede inoltre attenzione alla privacy, soprattutto in luoghi frequentati da minorenni. Posizionamento degli impianti, tempi di conservazione delle immagini, accessi e finalità devono rispettare le regole vigenti.
Anche i controlli di polizia devono essere inseriti in piani proporzionati e comunicati con chiarezza, in modo da evitare che la scuola venga percepita esclusivamente come area di rischio.
I prossimi passaggi riguardano il riparto tra i 70 Comuni e la presentazione dei progetti. Solo allora sarà possibile sapere quali istituti e quartieri saranno coinvolti, quali attività verranno finanziate e per quanto tempo. Per valutare l’efficacia serviranno dati confrontabili su segnalazioni, interventi, prevenzione e percezione della sicurezza, evitando di usare il solo numero dei controlli come risultato.
Il fondo offre uno strumento mirato, ma il suo impatto dipenderà dalla qualità dei progetti territoriali. Poiché la dotazione media è contenuta, sarà importante coordinare il programma con risorse comunali, regionali e scolastiche già esistenti.
Una relazione conclusiva per ciascun progetto renderebbe confrontabili costi, attività svolte e risultati, aiutando a decidere se rifinanziare o modificare l’iniziativa negli anni successivi.
