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Sardegna, piano su 70 milioni di m³ di residui minerari

Mimit, Mase, Regione e Ispra riaprono il dossier di Monteponi, Portovesme e Silius. Il progetto URBES punta a recuperare metalli e terre rare riducendo l'impatto ambientale.

9 ottobre 2026 · Sardegna · 2 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Illustrazione editoriale IA di geologi al lavoro nel paesaggio minerario di Monteponi in Sardegna; scena non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
70 mln m³residui stimati in Sardegna
3 sitiMonteponi, Portovesme e Silius
4%fabbisogno UE di fluorite da Silius

Settanta milioni di metri cubi di residui minerari diventano il centro di un nuovo confronto industriale e ambientale in Sardegna. Una delegazione tecnica di Mimit e Mase ha visitato Monteponi, Portovesme e Silius insieme alle istituzioni regionali e con il supporto di Ispra.

L'obiettivo dichiarato è recuperare ferro, piombo, zinco e terre rare dai materiali lasciati dalle attività estrattive, trasformando una passività storica in materia prima. Il progetto URBES, finanziato dal PNRR, deve però integrare recupero economico, bonifica e controllo della dispersione degli inquinanti.

Monteponi conserva grandi depositi legati all'attività mineraria dell'Iglesiente e ha anche un valore storico e paesaggistico. Qualunque intervento dovrà quindi considerare insieme fattibilità del recupero, sicurezza dei materiali, tutela del sito e minimizzazione degli impatti sulle matrici ambientali.

Portovesme è il nodo industriale ancora attivo del piano. Il Ministero indica progetti per il riciclo delle batterie al litio, il recupero di bismuto ad alta purezza e la valorizzazione dei residui storici, attività che collegano metallurgia tradizionale ed economia circolare.

A Silius sono in corso lavori di adeguamento per la riapertura della miniera. Secondo il Mimit, il giacimento potrebbe coprire da solo il 4% del fabbisogno europeo di fluorite, una materia utilizzata in diverse lavorazioni industriali e inclusa nei dossier sulle catene di approvvigionamento strategiche.

I tre progetti non sono allo stesso punto dell'iter. La visita istituzionale riapre il coordinamento, ma non equivale a un'autorizzazione unica né all'avvio simultaneo delle attività: serviranno procedure tecniche e ambientali specifiche per ciascun sito.

Le imprese del settore hanno indicato due ostacoli principali: infrastrutture logistiche insufficienti e costi energetici elevati. Sono fattori decisivi perché estrazione, trattamento e riciclo di materiali a bassa concentrazione richiedono trasporti efficienti e processi industriali energivori.

Il risultato atteso è duplice: creare attività e occupazione nell'Iglesiente e ridurre i rischi connessi ai residui minerari. La credibilità del piano dipenderà dalla quantità effettivamente recuperabile, dai costi, dalle autorizzazioni e dalla capacità di dimostrare un beneficio ambientale misurabile.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 9 ottobre 2026.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.