Settanta milioni di metri cubi di residui minerari diventano il centro di un nuovo confronto industriale e ambientale in Sardegna. Una delegazione tecnica di Mimit e Mase ha visitato Monteponi, Portovesme e Silius insieme alle istituzioni regionali e con il supporto di Ispra.
L'obiettivo dichiarato è recuperare ferro, piombo, zinco e terre rare dai materiali lasciati dalle attività estrattive, trasformando una passività storica in materia prima. Il progetto URBES, finanziato dal PNRR, deve però integrare recupero economico, bonifica e controllo della dispersione degli inquinanti.
Monteponi conserva grandi depositi legati all'attività mineraria dell'Iglesiente e ha anche un valore storico e paesaggistico. Qualunque intervento dovrà quindi considerare insieme fattibilità del recupero, sicurezza dei materiali, tutela del sito e minimizzazione degli impatti sulle matrici ambientali.
Portovesme è il nodo industriale ancora attivo del piano. Il Ministero indica progetti per il riciclo delle batterie al litio, il recupero di bismuto ad alta purezza e la valorizzazione dei residui storici, attività che collegano metallurgia tradizionale ed economia circolare.
A Silius sono in corso lavori di adeguamento per la riapertura della miniera. Secondo il Mimit, il giacimento potrebbe coprire da solo il 4% del fabbisogno europeo di fluorite, una materia utilizzata in diverse lavorazioni industriali e inclusa nei dossier sulle catene di approvvigionamento strategiche.
I tre progetti non sono allo stesso punto dell'iter. La visita istituzionale riapre il coordinamento, ma non equivale a un'autorizzazione unica né all'avvio simultaneo delle attività: serviranno procedure tecniche e ambientali specifiche per ciascun sito.
Le imprese del settore hanno indicato due ostacoli principali: infrastrutture logistiche insufficienti e costi energetici elevati. Sono fattori decisivi perché estrazione, trattamento e riciclo di materiali a bassa concentrazione richiedono trasporti efficienti e processi industriali energivori.
Il risultato atteso è duplice: creare attività e occupazione nell'Iglesiente e ridurre i rischi connessi ai residui minerari. La credibilità del piano dipenderà dalla quantità effettivamente recuperabile, dai costi, dalle autorizzazioni e dalla capacità di dimostrare un beneficio ambientale misurabile.
