A San Patrignano si è chiuso il primo incontro della Coalizione europea contro le dipendenze, iniziativa promossa da Italia e Francia che riunisce 38 Paesi insieme alla Commissione europea e al Consiglio d’Europa.
Il risultato politico dell’appuntamento è la Dichiarazione di Rimini, un documento comune che impegna i partecipanti a mantenere alta la cooperazione internazionale su prevenzione, cura e recupero. Non è una nuova legge europea e non introduce obblighi immediatamente applicabili negli ordinamenti nazionali: definisce però un quadro condiviso al quale i governi potranno collegare programmi e risorse.
Il testo ruota attorno a quattro principi. Il primo riguarda la prevenzione, compresa un’informazione corretta e precoce sui rischi. Il secondo chiede messaggi istituzionali chiari, evitando comunicazioni che possano minimizzare gli effetti delle sostanze. Il terzo punta su percorsi di cura accessibili e continuativi.
Il quarto considera il recupero e il reinserimento sociale come obiettivo finale, oltre la sola gestione dell’emergenza. È un’impostazione che mette sullo stesso piano sicurezza, sanità pubblica, educazione e politiche sociali.
Nel messaggio inviato all’incontro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insistito sulla dimensione transnazionale del fenomeno. Produzione, traffici e diffusione di nuove sostanze superano i confini e rendono insufficiente una risposta esclusivamente nazionale. Da qui il richiamo allo scambio di informazioni e buone pratiche, alla cooperazione tra autorità e al sostegno di comunità terapeutiche e servizi pubblici.
Il Quirinale ha inoltre collegato il contrasto alle dipendenze alla tutela della dignità della persona e alla responsabilità verso i più giovani.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato la coalizione come un passaggio della strategia italiana e ha rivendicato l’adozione del primo piano nazionale europeo contro il fentanyl. Ha anche indicato in oltre 210 milioni di euro le risorse destinate dal Governo al sistema nazionale delle dipendenze.
Sono dati e valutazioni dell’esecutivo, che dovranno essere letti attraverso gli atti di spesa e i risultati dei programmi. La cifra, da sola, non misura infatti copertura territoriale, tempi di accesso alle cure o continuità dei servizi.
Nel dibattito è tornato anche il tema della cannabis. Meloni ha respinto la definizione di droga leggera, una posizione politica che incontra opinioni diverse nel confronto scientifico e legislativo europeo. Il punto operativo della Dichiarazione resta più ampio: rafforzare prevenzione e trattamento per le diverse forme di dipendenza, comprese quelle legate a sostanze sintetiche in rapida evoluzione.
Perché l’intesa produca effetti misurabili serviranno ora programmi nazionali, indicatori comuni e una verifica periodica degli impegni assunti.
Per l’Italia la fase successiva riguarda il raccordo tra Dipartimento per le politiche antidroga, Servizio sanitario nazionale, scuole, enti locali e terzo settore. I nodi più concreti sono la disomogeneità dei servizi regionali, la presa in carico dei minorenni, la disponibilità di dati aggiornati e il reinserimento lavorativo.
La coalizione può facilitare il confronto tra modelli diversi, ma non sostituisce le responsabilità interne. Il valore dell’accordo sarà quindi valutabile soprattutto sulla capacità di trasformare i principi di Rimini in interventi finanziati, accessibili e verificabili.
