Matteo Salvini ha aperto un nuovo fronte nella preparazione della manovra 2027 chiedendo che il governo valuti almeno 20 miliardi di euro di deficit aggiuntivo. Il vicepremier e leader della Lega ha spiegato che intende portare la proposta al tavolo della maggioranza nei prossimi giorni e l’ha collegata soprattutto all’aumento dei costi che, a suo giudizio, rischia di rallentare o fermare grandi cantieri già assegnati. Reuters e ANSA riportano la richiesta come una posizione politica di Salvini, non come una decisione già assunta dall’esecutivo. È una distinzione importante: al momento non esiste un decreto che autorizzi nuovo deficit per 20 miliardi e la cifra dovrà essere discussa con gli altri partiti della coalizione e con il ministero dell’Economia.
Salvini sostiene che, per il solo ministero delle Infrastrutture, servirebbero 6 o 7 miliardi per compensare l’aumento dei prezzi dei materiali negli appalti. Il suo ragionamento è che un intervento più ampio eviterebbe di affrontare il caro-prezzi con misure frammentate e permetterebbe di sostenere contemporaneamente cantieri, imprese e famiglie. Il leader leghista ha inoltre affermato che uno scostamento di bilancio sarebbe una scelta nazionale e non richiederebbe un via libera preventivo di Bruxelles. Questa è la tesi politica espressa da Salvini; l’effetto concreto sui vincoli europei dipenderebbe però da come la misura fosse costruita e inserita nel quadro di bilancio italiano ed europeo.
La proposta si inserisce in un momento delicato per i conti pubblici. Il governo Meloni ha finora insistito su una linea prudente, anche con l’obiettivo di consolidare il percorso di rientro dal deficit e migliorare il rapporto con le istituzioni europee. Aggiungere 20 miliardi di nuovo disavanzo significherebbe quindi cambiare in modo visibile il perimetro della prossima legge di bilancio. Non vuol dire automaticamente spendere quella cifra in un’unica misura: in termini politici, significa chiedere allo Stato di finanziare una quota maggiore di interventi ricorrendo a nuovo indebitamento invece di coprirli interamente con maggiori entrate o tagli di altre spese.
Accanto al deficit, Salvini rilancia il tema dei contributi straordinari da parte dei settori che considera favoriti dalla congiuntura. Ha indicato grandi banche, assicurazioni, società energetiche e compagnie petrolifere, sostenendo che una parte degli utili eccezionali dovrebbe concorrere alle coperture della manovra. Nell’intervista citata da ANSA ha richiamato in particolare la differenza tra interessi attivi e passivi delle banche e ha paragonato la proposta a interventi adottati in altri Paesi europei. Anche su questo punto non esiste ancora un testo normativo: il nodo sarà capire base imponibile, durata, soggetti interessati e compatibilità con le regole fiscali e con eventuali ricorsi.
Il confronto non riguarda soltanto la quantità di denaro disponibile. Una manovra finanziata in deficit può sostenere domanda e investimenti nel breve periodo, ma aumenta il fabbisogno dello Stato e può incidere sul costo del debito se i mercati percepiscono un peggioramento duraturo dei conti. L’Italia parte già da uno stock di debito pubblico molto elevato, perciò ogni aumento strutturale del disavanzo viene osservato con particolare attenzione da investitori, agenzie di rating e istituzioni europee. Allo stesso tempo, lasciare senza copertura rincari che bloccano opere pubbliche può produrre costi economici diversi: ritardi, penali, revisioni dei contratti e perdita di investimenti già programmati.
Il calendario renderà il confronto più concreto rapidamente. La legge di bilancio viene preparata in autunno e il governo dovrà definire priorità e coperture mentre resta aperto anche il dossier del caro-carburanti. Nelle stesse ore Salvini ha chiesto di prorogare lo sconto sulle accise del diesel e ha detto di preferire una soluzione più stabile rispetto a proroghe di pochi giorni. Questo collega il tema dello scostamento a un problema politico più ampio: quante risorse destinare a misure temporanee per attenuare i rincari e quante invece riservare a interventi strutturali su tasse, investimenti e spesa pubblica.
Per capire se la proposta diventerà davvero parte della manovra servono tre passaggi: una posizione condivisa della maggioranza, la scelta del ministero dell’Economia sul quadro complessivo dei conti e la traduzione della cifra in misure specifiche. Finché questi passaggi non saranno compiuti, i 20 miliardi restano una richiesta politica del leader della Lega. Il valore della notizia è però già rilevante, perché fissa pubblicamente una soglia molto alta e apre un confronto diretto tra l’ala della maggioranza che chiede più spazio fiscale e quella che punta a preservare una traiettoria prudente del deficit.
Il prossimo elemento da osservare sarà quindi la risposta di Palazzo Chigi e del ministro dell’Economia. Se il governo accettasse anche solo una parte significativa della proposta, cambierebbe il profilo della manovra 2027 e diventerebbe necessario chiarire quali spese finanziare, quali entrate straordinarie introdurre e quale aumento del deficit considerare sostenibile. Se invece la richiesta venisse respinta, lo scontro potrebbe spostarsi sulle singole coperture, dalle banche agli energetici. In entrambi i casi, la cifra indicata da Salvini ha già trasformato un dibattito generico sulle risorse in un confronto numerico preciso, che accompagnerà la preparazione della legge di bilancio nelle prossime settimane.
