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È morto Ratko Mladić, condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica

Ratko Mladić è morto a 84 anni mentre era ricoverato all’Aia. L’IRMCT ha aperto un’inchiesta standard sulle circostanze del decesso; la condanna definitiva per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra resta invariata.

27 agosto 2026 · Mondo / Europa / Giustizia internazionale · 5 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Ritratto editoriale illustrativo di Ratko Mladić
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.

Ratko Mladić, ex comandante militare dei serbi di Bosnia e una delle figure centrali della guerra bosniaca degli anni Novanta, è morto a 84 anni mentre era ricoverato all’Aia. La notizia, circolata inizialmente attraverso media serbi, è stata poi confermata dal Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali delle Nazioni Unite, l’istituzione che ha ereditato le funzioni residue del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Mladić stava scontando l’ergastolo dopo una condanna definitiva per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Secondo il comunicato ufficiale dell’IRMCT, Mladić è morto mentre si trovava in ospedale all’Aia. Il medico dell’unità di detenzione delle Nazioni Unite è stato informato e le autorità olandesi hanno avviato le procedure previste dalla legge nazionale. La presidente del Meccanismo, giudice Graciela Gatti Santana, ha inoltre disposto un’inchiesta completa sulle circostanze del decesso, affidandola al giudice Iain Bonomy. L’apertura di un accertamento formale non implica di per sé il sospetto di irregolarità: nelle strutture di detenzione internazionali la morte di una persona detenuta comporta verifiche documentate e indipendenti.

Mladić era stato arrestato in Serbia nel maggio 2011 dopo quasi sedici anni di latitanza e trasferito poco dopo all’Aia. Nel novembre 2017 una Camera del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo aveva riconosciuto colpevole di genocidio per il massacro di Srebrenica, oltre che di persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione, trasferimento forzato, terrore e attacchi illegali contro civili in relazione alla guerra in Bosnia-Erzegovina. La sentenza all’ergastolo è stata confermata in appello nel giugno 2021 dal Meccanismo residuale.

Il punto più grave della condanna riguarda Srebrenica. Nel luglio 1995, dopo la caduta dell’enclave che le Nazioni Unite avevano dichiarato area protetta, più di 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi. I tribunali internazionali hanno qualificato quei fatti come genocidio. Le sentenze non si basano su una semplice ricostruzione politica del conflitto, ma su migliaia di documenti, testimonianze, intercettazioni, ordini militari, prove forensi e anni di dibattimento. Per questo la morte di Mladić non riapre il merito giudiziario delle condanne né cancella le conclusioni raggiunte dai giudici.

Una cosa utile da sapere: il Tribunale per l’ex Jugoslavia, spesso indicato con l’acronimo inglese ICTY, è stato creato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU nel 1993 per giudicare i crimini più gravi commessi durante le guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia. Non era un tribunale serbo, bosniaco o croato, ma un organo giudiziario internazionale con competenza su singole persone. Dopo la chiusura dell’ICTY nel 2017, le funzioni ancora necessarie — appelli residui, protezione dei testimoni, esecuzione delle pene e gestione degli archivi — sono passate all’IRMCT. È questo il motivo per cui Mladić, pur essendo stato condannato dall’ICTY, si trovava sotto la responsabilità del Meccanismo residuale.

La figura di Mladić continua a dividere profondamente la memoria politica nei Balcani. Per i familiari delle vittime e per molte associazioni di sopravvissuti, la sua condanna rappresenta uno dei risultati più importanti della giustizia internazionale dopo le guerre jugoslave. In ambienti nazionalisti serbi, invece, Mladić è stato spesso presentato come un comandante che difendeva il proprio popolo. Questa lettura è in netto conflitto con le conclusioni giudiziarie definitive. Il segretario generale dell’ONU António Guterres, nelle reazioni alla morte, ha ribadito l’importanza di rispettare le sentenze e di contrastare negazionismo e glorificazione dei crimini accertati.

Il tema non riguarda soltanto il passato. In Bosnia-Erzegovina il modo in cui vengono ricordati Srebrenica, l’assedio di Sarajevo e le campagne di pulizia etnica continua a influenzare l’istruzione, la politica e i rapporti tra comunità. Le commemorazioni sono spesso accompagnate da dispute sui simboli, sui termini usati e sulla responsabilità storica. La giustizia penale internazionale può stabilire responsabilità individuali e fatti giudiziariamente accertati, ma non può da sola produrre riconciliazione sociale. Quest’ultima dipende anche da scuola, archivi, memoriali, informazione e capacità delle istituzioni locali di riconoscere le vittime senza trasformare la memoria in uno strumento di conflitto permanente.

Negli ultimi anni le condizioni di salute di Mladić erano peggiorate e la difesa aveva presentato richieste di rilascio per ragioni umanitarie, sostenendo che soffrisse di patologie gravi. Documenti del Meccanismo pubblicati nel 2026 descrivevano un quadro clinico serio e un rischio elevato di ulteriore deterioramento. Le richieste di liberazione non avevano però modificato la condanna né la responsabilità penale stabilita dalle sentenze. Il decesso chiude quindi la fase personale dell’esecuzione della pena, non il valore giuridico e storico del processo.

La morte di un condannato eccellente tende a riportare l’attenzione sulla persona, ma per comprendere davvero la portata della notizia è necessario spostare lo sguardo sulle vittime e sulle istituzioni costruite per documentare i crimini. I procedimenti contro Mladić hanno prodotto una quantità enorme di materiale giudiziario oggi consultabile da ricercatori, storici e cittadini. Quegli archivi aiutano a distinguere tra propaganda, memoria politica e fatti accertati attraverso prove sottoposte a contraddittorio.

Nelle prossime ore l’attenzione si concentrerà sull’inchiesta ordinata dall’IRMCT e sulle reazioni nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Il Meccanismo ha annunciato una conferenza stampa all’Aia per il 28 agosto. Sul piano legale, tuttavia, il quadro centrale non cambia: Ratko Mladić è morto da detenuto condannato in via definitiva all’ergastolo. La sua morte non estingue il significato delle sentenze, che restano parte della documentazione giudiziaria internazionale sul genocidio di Srebrenica e sugli altri crimini commessi durante la guerra di Bosnia.

Una cosa utile da sapere

Che cosa erano l’ICTY e il Meccanismo residuale dell’ONU?

Il Tribunale per l’ex Jugoslavia ha giudicato i principali crimini delle guerre balcaniche; il Meccanismo residuale ne conserva funzioni giudiziarie, archivi e responsabilità di esecuzione delle pene.

Fonti consultate

Testo originale CurioMondo. Le responsabilità penali citate corrispondono a sentenze definitive dei tribunali internazionali.

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