La vicenda sulla rimozione di Sigfrido Ranucci dalla guida di Report entra ora in una fase formale. Nella tarda serata del 29 agosto gli avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi hanno inviato alla Rai una contestazione di cinque pagine con cui mettono integralmente in discussione la legittimità della decisione aziendale. I legali chiedono di conoscere i fatti specifici, le circostanze e la documentazione utilizzati per giustificare l’avvicendamento, contestando che valutazioni così gravi sulla credibilità, l’autorevolezza e l’indipendenza professionale del giornalista possano essere formulate senza indicare elementi concreti già accertati.
La lettera cambia il livello dello scontro. I legali si riservano ogni azione, comprese iniziative cautelari e d’urgenza, per chiedere la cessazione degli effetti del provvedimento, il ripristino della situazione precedente e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Chiedono inoltre alla Rai di sospendere nel frattempo gli effetti dell’avvicendamento e il termine di trenta giorni assegnato a Ranucci per scegliere tra i nuovi incarichi proposti. La contestazione non equivale ancora all’avvio di una causa, ma prepara esplicitamente il terreno a un possibile contenzioso giudiziario.
Parallelamente resta aperto il fronte interno a Report. Una parte significativa della redazione ha contestato la decisione e ha prospettato la possibilità di lasciare il programma se la Rai non tornerà sui propri passi. È previsto anche un confronto con il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini. Il punto, quindi, non riguarda più soltanto chi comparirà davanti alle telecamere: l’eventuale uscita di inviati e autori potrebbe incidere sulla continuità delle inchieste, sulle fonti costruite negli anni e sull’identità editoriale della trasmissione.
La Rai ha annunciato che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report, il programma d’inchiesta che guidava da nove anni. Dalla prossima stagione la conduzione sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi giornalisti risultati vincitori della selezione Rai per professionisti. La decisione, comunicata nella tarda serata di venerdì 28 agosto, ha trasformato in un caso politico nazionale una scelta presentata dall’azienda come l’apertura di una nuova fase editoriale.
Ranucci ha reagito affermando che non sarà più alla guida della trasmissione ma continuerà la sua «lotta per la libertà di stampa». Ha definito la scelta un arretramento per il programma e ha respinto l’idea che la vicenda possa essere ridotta a una normale rotazione televisiva. Il giornalista resta dipendente Rai e vicedirettore ad personam: l’azienda gli ha prospettato tre possibilità di ricollocazione, in RaiNews, al Tg3 oppure come corrispondente in una sede estera.
La versione ufficiale della Rai non cita pressioni politiche né le controversie recenti. L’azienda sostiene di voler rafforzare il giornalismo investigativo e valorizzare giovani professionisti attraverso una conduzione a due. Presutti e Piervincenzi non sono presentati come figure esterne imposte al programma, ma come giornalisti selezionati con un concorso Rai e con esperienza sul campo. Questa è la motivazione dichiarata e deve essere distinta dalle interpretazioni politiche che si sono sovrapposte nelle ore successive.
Le opposizioni leggono invece la rimozione come un attacco all’indipendenza del servizio pubblico. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein e altri esponenti del centrosinistra sostengono che indebolire Report fosse da tempo un obiettivo della destra, anche in vista delle elezioni previste nel 2027. Dalla maggioranza è arrivata la valutazione opposta: Matteo Salvini ha definito corretta la decisione, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso soddisfazione dopo avere criticato più volte la linea editoriale della trasmissione.
La reazione più delicata per la Rai è arrivata dall’interno. I giornalisti di Report hanno definito la scelta inaccettabile e hanno avvertito che numerosi componenti della redazione potrebbero lasciare se l’azienda non tornerà sui propri passi. Non è ancora una dimissione collettiva né la chiusura del programma, ma è un segnale concreto sul futuro della squadra: una trasmissione investigativa dipende dalla continuità delle fonti, dalla memoria delle inchieste e dalla fiducia costruita tra autori, inviati e redazione.
Il conflitto riapre un problema strutturale della Rai. Il consiglio di amministrazione e i vertici del servizio pubblico sono scelti attraverso meccanismi che coinvolgono governo e Parlamento. Questo non dimostra, da solo, che ogni decisione editoriale venga ordinata dall’esecutivo; spiega però perché ogni cambio ai vertici di una testata o di un programma politicamente sensibile venga letto anche attraverso i rapporti di forza della maggioranza del momento. La vulnerabilità percepita nasce dal sistema di governance, non soltanto dal nome del conduttore rimosso.
Report occupa una posizione particolare nel panorama televisivo italiano perché unisce audience nazionale, tempi lunghi di lavorazione e inchieste su politica, imprese, criminalità organizzata e centri di potere. Il programma fu ideato e condotto da Milena Gabanelli fino al 2016. Ranucci, entrato nella squadra nel 2006, ne è diventato autore e conduttore nel dicembre 2016. Nei nove anni successivi il suo volto è diventato quasi inseparabile dall’identità pubblica della trasmissione, anche per le numerose controversie e azioni legali nate dalle inchieste.
La vicenda arriva inoltre dopo l’attentato esplosivo dell’ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, vicino Roma. L’ordigno danneggiò l’auto del giornalista e quella della figlia senza provocare feriti. In quel momento esponenti di tutti gli schieramenti espressero solidarietà e il governo annunciò un rafforzamento della scorta. Il fatto resta importante nel profilo di rischio del giornalista, ma non prova quale sia la ragione della successiva decisione Rai.
Il caso ha assunto una piega ulteriore nell’agosto 2026, quando l’imprenditore Valter Lavitola, conoscente di lunga data di Ranucci, è stato arrestato e, secondo il suo avvocato, ha dichiarato ai magistrati di avere organizzato l’attentato. Le autorità non hanno trovato elementi che dimostrino una conoscenza preventiva del piano da parte di Ranucci. Questa precisazione è essenziale: le ipotesi diffuse da alcuni media su un’operazione destinata ad accrescere la sua popolarità non equivalgono a una responsabilità accertata del giornalista.
L’indipendenza editoriale non significa assenza di controllo o permanenza automatica di un conduttore. Significa che nomine, rimozioni e linee dei programmi devono poter essere spiegate con criteri professionali verificabili, senza premi o punizioni legati alla convenienza dei partiti. Nel servizio pubblico la trasparenza è ancora più importante perché il finanziamento, il mandato e la governance coinvolgono direttamente i cittadini e le istituzioni. Per questo la motivazione aziendale, la reazione della redazione e le pressioni politiche devono essere valutate separatamente.
Sul piano pratico, Report non è stato cancellato. La Rai annuncia la prosecuzione con due nuovi conduttori e dichiara di volerne rafforzare la funzione investigativa. Resta però da capire se Presutti e Piervincenzi lavoreranno con l’attuale squadra, quali autonomie avranno, se le inchieste già avviate andranno in onda e quanti giornalisti manterranno il proprio incarico. La continuità del titolo non garantisce automaticamente la continuità del metodo, ma nemmeno autorizza a concludere in anticipo che il programma perderà ogni capacità d’inchiesta.
I prossimi passaggi misurabili saranno l’eventuale risposta formale della Rai alla redazione, le decisioni professionali di Ranucci, la composizione della squadra per la nuova stagione e le iniziative della Commissione parlamentare di vigilanza. Fino a quel momento il fatto certo è uno: dopo nove anni cambia la conduzione del principale programma investigativo del servizio pubblico. Il significato politico della scelta resta oggetto di uno scontro aperto, che dovrà essere giudicato sui documenti, sulle procedure e soprattutto su ciò che Report riuscirà ancora a trasmettere.
