Quattro cittadine italiane sono tra gli attivisti fermati il 22 ottobre dalle forze israeliane ad al-Bweib, a sud di Hebron, in Cisgiordania. La Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti e ha confermato che le connazionali si trovano in una stazione di polizia. In serata la polizia israeliana ha annunciato l'espulsione degli attivisti stranieri trattenuti.
Secondo il comunicato del ministero degli Esteri italiano, il gruppo accompagnava agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. L'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme hanno contattato le autorità israeliane per conoscere le circostanze del fermo e la situazione delle italiane. È attraverso questi contatti che è stato confermato il numero delle connazionali coinvolte.
La versione della polizia israeliana, riportata dalla stampa italiana, contesta agli attivisti l'ingresso senza coordinamento in una zona militare chiusa e il rifiuto di rispettare gli ordini delle Forze di difesa israeliane. Il comunicato menziona undici stranieri e un palestinese fermati a Hebron. La contestazione resta attribuita all'autorità che l'ha formulata.
Nella stessa comunicazione compaiono accuse di promozione del terrorismo e di attività legate a organizzazioni ostili a Israele rivolte ad alcuni dei fermati. Non viene però specificato a quali persone si riferiscano. Non è quindi possibile attribuire queste accuse individualmente alle quattro italiane sulla sola base del testo reso noto.
L'annuncio di espulsione descrive il provvedimento prospettato dalle autorità israeliane, mentre la conferma italiana riguarda il fermo e la presenza in una stazione di polizia. Sono due informazioni distinte: l'annuncio non equivale alla conferma che il trasferimento fuori dal Paese sia già avvenuto per ciascuna connazionale.
La nota della Farnesina non diffonde i nomi delle quattro donne, non precisa il luogo della stazione di polizia e non indica un orario per l'eventuale rimpatrio. Il ministero riferisce che ambasciata e consolato continuano a seguire la vicenda in raccordo con Roma, mantenendo i contatti con gli interlocutori israeliani.
Il caso si inserisce in una serie di fermi di volontari stranieri durante la raccolta delle olive. Il 21 ottobre altri attivisti internazionali erano stati trattenuti nei pressi di Nahalin. Il Fatto Quotidiano riferisce inoltre del precedente di Manuel e Alberto Tartarotti, originari di Bolzano, trattenuti per oltre un giorno e successivamente espulsi.
Per i due italiani del caso precedente è stato riportato un divieto di ingresso in Israele per dieci anni. Quel provvedimento non può essere esteso automaticamente alle quattro donne fermate ad al-Bweib: nella comunicazione italiana sul nuovo episodio non è indicata una misura analoga. Anche le eventuali conseguenze amministrative richiedono una conferma riferita alle singole interessate.
Il punto diplomatico aperto riguarda dunque le ragioni specifiche del fermo, le condizioni delle connazionali e l'esecuzione degli eventuali provvedimenti. Le autorità italiane hanno chiesto informazioni su questi aspetti; il comunicato della polizia, per quanto riportato, non chiarisce le posizioni individuali né documenta l'avvenuta partenza delle quattro cittadine.
