Il Ministero del Lavoro ha approvato il 26 ottobre l’avviso Primi Passi, destinando 114.706.526,84 euro al rafforzamento dei servizi sociali per genitori e bambini nei primi mille giorni di vita. Il provvedimento è rivolto a 96 Ambiti territoriali sociali selezionati secondo la metodologia allegata.
Non si tratta di un bonus individuale richiesto direttamente dalle famiglie, ma di un finanziamento ai territori per organizzare interventi di prossimità e presa in carico precoce.
L’iniziativa è finanziata dal Programma nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, nella priorità Child Guarantee e attraverso il Fondo sociale europeo Plus. Gli Ambiti invitati devono presentare la richiesta di adesione e il piano finanziario secondo i modelli pubblicati.
L’elenco allegato indica i territori coinvolti e gli importi massimi; chi vive fuori da quei territori non può quindi presumere che il servizio sia immediatamente disponibile.
L’obiettivo è raggiungere le famiglie prima che difficoltà economiche, isolamento, fragilità educativa o problemi di accesso ai servizi diventino più gravi. Gli interventi possono sostenere le competenze genitoriali, la relazione tra adulti e bambini, l’orientamento alle risorse locali e il coordinamento tra servizi sociali.
La prevenzione nei primi anni viene considerata una politica contro le disuguaglianze, non soltanto una risposta successiva a situazioni già compromesse.
Il modello dichiarato è quello dell’universalismo proporzionato. Prevede un livello di base rivolto alle famiglie destinatarie e un’intensità crescente quando emergono bisogni maggiori. In pratica, il servizio non dovrebbe dividere rigidamente tra utenti ordinari e casi gravi, ma adattare accompagnamento e frequenza degli interventi alla situazione rilevata.
I criteri concreti dovranno essere descritti nei progetti degli Ambiti e applicati con procedure trasparenti.
I 96 Ambiti territoriali sociali sono la struttura attraverso cui Comuni e servizi locali organizzano politiche condivise. Potranno integrare assistenti sociali, consultori, servizi educativi, pediatria, enti del Terzo settore e presidi di comunità, nel rispetto delle competenze.
Il finanziamento nazionale ed europeo non sostituisce automaticamente i servizi esistenti: dovrebbe rafforzarne la capacità di individuare le famiglie, accompagnarle e ridurre frammentazione e rinvii tra uffici.
Per i genitori la domanda principale è come accedere. L’avviso ministeriale non apre uno sportello nazionale alle famiglie e non prevede un pagamento automatico. Dopo l’adesione e l’attivazione dei progetti, saranno gli Ambiti e i Comuni a comunicare contatti, sedi, destinatari e modalità.
Fino a quel momento è prudente attendere gli avvisi locali e diffidare di moduli non pubblicati su canali istituzionali.
La qualità del programma potrà essere misurata con dati semplici: famiglie raggiunte, tempi dal primo contatto, continuità dell’accompagnamento, invii effettivamente conclusi e riduzione degli abbandoni. Servono anche garanzie sulla privacy, perché gli operatori possono trattare informazioni delicate su salute, reddito e condizioni familiari. La condivisione tra servizi deve avere una base giuridica e limitarsi ai dati necessari per l’intervento.
Il decreto direttoriale n. 305 rende disponibile l’avviso e la documentazione, ma l’impatto dipenderà dall’adesione dei 96 Ambiti e dalla realizzazione dei piani. I prossimi aggiornamenti dovranno indicare scadenze, progetti ammessi, calendario di avvio e servizi attivati in ciascun territorio.
La novità certa è uno stanziamento superiore a 114,7 milioni per costruire una rete preventiva nei primi mille giorni, non un nuovo contributo monetario nazionale per ogni neonato.
