Nel secondo semestre 2025 le famiglie italiane hanno pagato in media 14,81 euro per 100 kilowattora di gas, tasse incluse, secondo Eurostat. È il terzo valore più alto tra i Paesi dell’Unione con dati disponibili, dopo Svezia e Paesi Bassi. Il confronto descrive la media nazionale del periodo e non la bolletta attuale di ogni singolo contratto.
La media europea è stata di 12,28 euro per 100 kWh, in aumento rispetto agli 11,43 euro del primo semestre 2025 e sostanzialmente simile al secondo semestre 2024. L’Italia si colloca quindi sopra il dato UE. Il risultato incorpora componente energia, rete, imposte e altri oneri secondo la metodologia comune, rendendo i Paesi più confrontabili.
Eurostat segnala anche che il prezzo italiano è diminuito del 6,6 per cento rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, una delle riduzioni più ampie. Discesa e livello elevato possono coesistere: un Paese può registrare un calo importante ma partire da una base più cara. Per questo il confronto annuale non va confuso con la posizione nella graduatoria.
Quando i prezzi vengono corretti per il potere d’acquisto, l’Italia resta tra i livelli più onerosi con 15,48 PPS per 100 kWh. Davanti figurano Svezia e Portogallo. Questa misura prova a considerare quanto pesa la spesa rispetto al livello generale dei prezzi di ciascun Paese; non indica l’importo in euro pagato, ma la sua pressione economica relativa.
Il dato non consente di stimare direttamente una bolletta familiare. Consumo annuo, zona climatica, efficienza dell’abitazione, quota fissa, tariffa, imposte e periodo di fatturazione cambiano il risultato. Inoltre il secondo semestre 2025 non fotografa i prezzi all’ingrosso o le offerte disponibili nell’ottobre 2026, che possono essere molto diversi.
Per usare il confronto in modo pratico bisogna partire dai propri consumi in Smc e dal costo annuo stimato dell’offerta, non soltanto dal prezzo della materia prima. Due proposte con componente energia simile possono divergere per quota fissa e condizioni di aggiornamento. Il Portale Offerte pubblico permette un confronto basato sul profilo di consumo e sul comune di fornitura.
Chi valuta prezzo fisso e variabile dovrebbe controllare durata, indice usato, spread, frequenza di aggiornamento e costi dopo la scadenza. Un fisso riduce l’incertezza ma può risultare più caro se il mercato scende; un variabile segue più rapidamente i ribassi e i rialzi. Non esiste una scelta migliore in assoluto senza conoscere consumi e tolleranza al rischio.
Ridurre i consumi resta una leva separata dal contratto. Regolare la temperatura, evitare dispersioni, manutenere l’impianto e leggere periodicamente il contatore può incidere sulla spesa più di differenze minime tra offerte. Gli interventi strutturali richiedono però un calcolo dei tempi di rientro e non vanno decisi soltanto sulla base di un semestre di prezzi.
Il messaggio economico è doppio: nel periodo osservato il gas italiano è diventato meno caro rispetto a un anno prima, ma il peso rimane alto nel confronto europeo. Per le famiglie la risposta utile è verificare quanto pagano davvero per unità di consumo, confrontare il costo annuo complessivo e distinguere le variazioni del mercato dalle caratteristiche della propria casa.
