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Portogallo, decine di migliaia in piazza per casa, salari e pensioni

La CGTP ha guidato la marcia di Lisbona contro affitti e costo della vita. La protesta arriva dopo lo sgombero di un accampamento per la casa a Porto.

20 ottobre 2026 alle ore 07:45 · Lisbona · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Scena editoriale IA di una manifestazione pacifica per la casa su un viale di Lisbona con bandiere portoghesi.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
decine di migliaiastima della CGTP a Lisbona
124%aumento dei prezzi delle case dal 2015 al 2024
3 cittàmobilitazioni tra Lisbona, Porto e Coimbra

Decine di migliaia di persone hanno attraversato il centro di Lisbona per chiedere salari più alti, pensioni adeguate, servizi pubblici e abitazioni accessibili. La manifestazione, convocata dalla CGTP, la maggiore confederazione sindacale portoghese, ha portato in strada lavoratori, pensionati, studenti e famiglie colpite dall’aumento degli affitti e dal divario tra redditi e costo della vita.

La CGTP ha parlato di «molte decine di migliaia» di partecipanti lungo uno dei principali viali della capitale; la polizia non ha diffuso una propria stima. L’assenza di un conteggio indipendente impone cautela sui numeri, ma le immagini e le testimonianze indicano una mobilitazione ampia, inserita in una settimana di proteste e accampamenti anche a Porto e Coimbra.

La piattaforma del corteo unisce tre richieste: aumenti salariali capaci di recuperare potere d’acquisto, pensioni che tengano il passo con i prezzi e maggiore investimento nei servizi pubblici. La casa è il punto che collega maggiormente generazioni diverse. Giovani con contratti precari, famiglie e anziani denunciano la difficoltà di trovare un alloggio stabile vicino ai luoghi di lavoro.

Tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle abitazioni in Portogallo sono aumentati del 124%, secondo i dati richiamati nelle analisi sulla crisi. A Lisbona gli affitti medi richiesti possono superare ampiamente la capacità di spesa di chi riceve salari bassi.

Il confronto non è perfetto — prezzi annunciati e contratti effettivi possono differire — ma mostra l’ordine di grandezza dello squilibrio.

La protesta segue lo sgombero, avvenuto prima dell’alba, di un accampamento allestito da attivisti per la casa a Porto. Altri gruppi hanno montato tende a Lisbona, richiamandosi alle mobilitazioni spagnole. Gli organizzatori chiedono misure sugli affitti, più edilizia pubblica e regole che riducano la pressione delle locazioni turistiche e degli investimenti speculativi sui quartieri residenziali.

Il governo di centrodestra guidato da Luís Montenegro riconosce il disagio ma respinge l’idea che le proteste debbano determinare automaticamente la politica economica. Il confronto riguarda strumenti diversi: incentivi all’offerta, costruzione pubblica, tassazione degli immobili sfitti, protezioni per gli inquilini e sostegni al reddito. Ogni opzione ha tempi e costi differenti e nessuna produce effetti immediati da sola.

La crisi abitativa portoghese è alimentata anche dalla concentrazione delle opportunità lavorative nelle aree metropolitane, dalla scarsità di case a canone accessibile e dalla crescita del turismo. L’aumento dei tassi e dei costi di costruzione ha inoltre rallentato alcuni progetti.

Per questo i sindacati collegano la casa ai salari: senza redditi più forti, anche un incremento dell’offerta rischia di non raggiungere chi guadagna meno.

Le manifestazioni portoghesi sono rimaste prevalentemente pacifiche, ma avvengono mentre in altri Paesi europei proteste simili sono state accompagnate da scontri. Governo e organizzatori hanno interesse a evitare imitazioni violente che sposterebbero l’attenzione dalle richieste. La gestione degli accampamenti, in particolare, richiede regole trasparenti su sicurezza, igiene e libertà di espressione.

Per i cittadini italiani il caso portoghese offre un confronto utile: città turistiche, salari inferiori alla media europea e pressione degli affitti sono problemi che riguardano anche diverse aree italiane. Le soluzioni non sono trasferibili automaticamente, ma l’esperienza mostra che politiche della casa, trasporti e lavoro devono essere coordinate per evitare che la distanza dal centro diventi un costo aggiuntivo.

La pressione sul governo continuerà nelle prossime settimane. Sindacati e movimenti vogliono trasformare la partecipazione di piazza in impegni verificabili su bilancio, contratti e abitazioni. La prova decisiva sarà distinguere gli annunci dalle misure effettivamente finanziate e misurare quante famiglie riusciranno ad accedere a un alloggio sostenibile.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 20 ottobre 2026 alle ore 07:45.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.