Si è chiusa il 31 agosto la fase operativa di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): da oggi, 1° settembre, le azioni intraprese dagli Stati membri dell'Unione europea non potranno più essere considerate dalla Commissione europea ai fini della valutazione delle richieste di pagamento legate a riforme e investimenti finanziati dal programma Next Generation EU.
Gli Stati membri hanno ora tempo fino al 30 settembre per presentare le richieste finali di pagamento relative agli obiettivi e ai traguardi raggiunti entro la scadenza di agosto. La Commissione europea, da parte sua, si è impegnata a completare l'erogazione di tutti i pagamenti dovuti entro il 31 dicembre 2026, chiudendo così il ciclo finanziario del programma varato nel 2021 per sostenere la ripresa economica dopo la pandemia.
Per l'Italia, principale beneficiaria del PNRR con circa 194,4 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni secondo i dati ufficiali del piano, la chiusura della fase attuativa segna il passaggio a una fase amministrativa delicata: i ministeri e gli enti attuatori devono ora completare la documentazione a supporto degli oltre 600 obiettivi e traguardi previsti, un lavoro che il governo ha definito nelle scorse settimane uno “sprint finale” nelle comunicazioni interne alle amministrazioni coinvolte.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è lo strumento con cui l'Italia ha ricevuto le risorse del fondo europeo Next Generation EU, nato per rilanciare le economie dei paesi membri dopo la crisi legata al Covid-19. A differenza dei fondi strutturali tradizionali, i pagamenti del PNRR non sono legati alla semplice rendicontazione di spesa ma al raggiungimento di specifici traguardi, cioè obiettivi qualitativi come l'entrata in vigore di una riforma, e obiettivi quantitativi come il numero di opere completate, verificati periodicamente da Bruxelles prima di erogare ogni rata.
Non tutti gli obiettivi risultano raggiunti nei tempi previsti: alcuni progetti infrastrutturali e riforme hanno subito ritardi nel corso dei cinque anni di attuazione, e il governo ha fatto ricorso in più occasioni alla possibilità di rimodulare il Piano, spostando risorse tra le diverse missioni o utilizzando il capitolo RePowerEU per finanziare investimenti nella transizione energetica. Il bilancio definitivo sui traguardi effettivamente centrati sarà chiaro solo dopo la valutazione delle richieste di pagamento presentate entro fine settembre.
Il termine del 31 agosto non coincide con la fine dei progetti finanziati con altre risorse nazionali: diverse opere avviate con fondi PNRR proseguiranno con finanziamenti ordinari di bilancio dello Stato o dei rispettivi enti locali, mentre alcune misure strutturali, come le riforme della pubblica amministrazione e della giustizia, restano in vigore indipendentemente dalla chiusura contabile del Piano europeo.
Nei prossimi mesi l'attenzione si sposterà sulla verifica puntuale da parte della Commissione europea, che potrà chiedere approfondimenti o documentazione integrativa prima di autorizzare i pagamenti finali, e sul dibattito politico interno sull'eredità del PNRR in vista della programmazione dei fondi europei per il periodo successivo al 2027.
