I Paesi Bassi non invieranno un artista all’Eurovision Song Contest 2027. La decisione della NPO, l’organizzazione che coordina il servizio pubblico radiotelevisivo olandese, arriva dopo un tentativo di costruire un progetto alternativo alla tradizionale partecipazione di AVROTROS. Semifinali e finale saranno comunque trasmesse dalla NOS, con commento e programma introduttivo in lingua olandese.
La formula scelta è quindi più complessa di un boicottaggio totale. L’Olanda rinuncia alla gara, ma non cancella l’evento dai propri canali. La NPO sostiene di non avere trovato un’emittente disposta ad assumersi il progetto con un sostegno interno sufficientemente ampio.
Secondo il direttore dei media Jurre Bosman, la partecipazione di Israele continua a generare reazioni opposte nella società, tra i dipendenti e all’interno delle organizzazioni pubbliche.
AVROTROS aveva già comunicato in agosto che non avrebbe partecipato nel 2027. L’emittente ritiene che il concorso non abbia recuperato un carattere neutrale mentre un Paese in gara è coinvolto in un conflitto su larga scala.
Ha richiamato la sofferenza umanitaria a Gaza, le restrizioni alla libertà di stampa e l’assenza, a suo giudizio, di regole sufficientemente trasparenti per valutare i Paesi coinvolti in guerre.
La NPO aveva inizialmente cercato una via per tornare in gara affidando la partecipazione a un gruppo coordinato di emittenti. In teoria avrebbe potuto assegnare l’incarico alla NTR, che nel sistema olandese copre i vuoti di programmazione.
La presidente del consiglio di amministrazione Jet de Ranitz ha spiegato di non averlo fatto perché sarebbe stato irresponsabile obbligare un’emittente a gestire un dossier tanto divisivo.
L’EBU ha espresso dispiacere e rispetto per la scelta. Il direttore dell’Eurovision Martin Green ha ricordato che i Paesi Bassi sono tra i fondatori del concorso e partecipano fin dall’edizione del 1956. Ha anche confermato che il dialogo con la NPO continuerà e che l’assenza riguarda la competizione, non la trasmissione dell’evento.
L’edizione del 2027 è prevista a Burgas, in Bulgaria, dall’11 al 15 maggio. L’EBU ha annunciato 36 emittenti partecipanti: il Canada debutterà tramite CBC/Radio-Canada e la Macedonia del Nord tornerà dopo quattro anni. Spagna e Slovenia non hanno ancora preso una decisione definitiva e hanno ottenuto tempo fino a dicembre.
Parlare già di un boicottaggio a catena certo sarebbe quindi prematuro; esiste un rischio politico concreto, ma alcune scelte restano aperte.
Il ritiro olandese è il secondo consecutivo. Nel 2026 cinque Paesi — Paesi Bassi, Spagna, Islanda, Irlanda e Slovenia — avevano rinunciato in relazione alla partecipazione israeliana e alla guerra a Gaza. Per il 2027 la situazione non è identica: la lista degli iscritti cambia, l’EBU ha aggiornato le regole e alcune emittenti stanno rivalutando la propria posizione.
Tra le novità regolamentari figura una clausola sulla sede: se un conflitto o un’altra condizione geopolitica compromette sicurezza e stabilità nel Paese del vincitore, l’EBU potrà nominare un’emittente ospitante alternativa. È una risposta organizzativa, ma non risolve il nodo politico sollevato dagli olandesi, che riguarda la partecipazione alla gara e la percezione di neutralità.
La NPO ha premuto il tasto pausa, non dichiarato una separazione definitiva. Continuerà a far vedere l’Eurovision e a discutere con l’EBU, lasciando aperta la possibilità di un ritorno quando emittenti, artisti e dipendenti sentiranno di poter sostenere insieme la scelta.
