L'amministrazione Trump avrebbe incoraggiato l'ex primo ministro ungherese Viktor Orbán a valutare una candidatura a segretario generale delle Nazioni Unite, contando su un orientamento favorevole di Russia e Cina. L'indiscrezione è stata riferita dal Wall Street Journal attraverso fonti di tre Paesi e rilanciata da diverse testate internazionali.
Non risulta ancora depositata una candidatura formale né annunciato un accordo definitivo tra Washington, Mosca e Pechino.
Secondo la ricostruzione, funzionari statunitensi avrebbero contattato Orbán per verificarne l'interesse e discusso il suo nome con le altre due potenze. Russia, Cina e Stati Uniti sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza e dispongono del veto. Un'intesa tra i tre avrebbe un peso decisivo, ma non basterebbe da sola: servono una raccomandazione del Consiglio e l'approvazione dell'Assemblea generale.
L'articolo 97 della Carta dell'ONU stabilisce che il segretario generale è nominato dall'Assemblea generale su raccomandazione del Consiglio di sicurezza. I candidati vengono normalmente presentati da uno o più Stati membri con una lettera ai presidenti dei due organi. Il Consiglio valuta i nomi e indica un candidato; l'Assemblea procede quindi alla nomina.
Gran parte delle trattative avviene a porte chiuse, mentre gli atti pubblici registrano soprattutto l'esito.
Il Consiglio di sicurezza ha quindici membri: cinque permanenti e dieci eletti. Per una raccomandazione occorre un numero sufficiente di voti e nessun veto dei permanenti. Le fonti citate dal Journal ritengono possibile per Orbán raggiungere tra otto e dieci consensi, ma si tratta di una stima politica, non di una votazione.
Francia e Regno Unito, gli altri due permanenti, avrebbero quindi un ruolo centrale.
Il mandato di António Guterres termina il 31 dicembre 2026. Il successore dovrebbe assumere l'incarico nel gennaio 2027 per cinque anni, rinnovabili una volta. Il processo per la decima guida dell'ONU è stato avviato con comunicazioni congiunte dei vertici di Assemblea e Consiglio e include la pubblicazione delle candidature ufficiali e incontri con gli Stati membri.
Una candidatura di Orbán sarebbe politicamente insolita per il profilo fortemente nazionale e per i rapporti conflittuali avuti con molte istituzioni europee. I sostenitori potrebbero presentarlo come un leader abituato al confronto con apparati internazionali; i critici richiamerebbero le contestazioni sullo Stato di diritto e la vicinanza a Vladimir Putin.
Queste valutazioni restano politiche e non sostituiscono la verifica formale dei requisiti.
Per l'Unione europea, un eventuale sostegno diviso tra governi aprirebbe un confronto sulla rappresentanza diplomatica del continente. Al momento della pubblicazione non risulta una posizione comune dell'UE né una presa di posizione ufficiale italiana. Il fatto che una figura sia considerata da tre potenze non obbliga gli altri Stati membri a sostenerla e non crea automaticamente una candidatura europea.
Il passaggio da monitorare è la comparsa del nome di Orbán nell'elenco ufficiale delle candidature pubblicato dall'ONU. Fino a quel momento la notizia resta un piano diplomatico riferito da una fonte giornalistica autorevole. Anche dopo una nomina formale, consultazioni e voti potrebbero produrre un candidato di compromesso diverso da quelli inizialmente più visibili.
La formula più accurata è quindi distinguere tre livelli: sondaggio americano, possibile disponibilità di Russia e Cina e procedura ufficiale ancora da completare. Parlare già di elezione o di sostegno definitivo delle tre potenze anticiperebbe un esito che gli atti delle Nazioni Unite non hanno ancora registrato.
