Norvegia, Islanda e Liechtenstein hanno raggiunto un accordo con l'Ungheria per riattivare i fondi dello Spazio economico europeo. La dotazione destinata a Budapest è di 254,1 milioni di euro. La firma è prevista lunedì 26 ottobre nella capitale ungherese.
L'intesa copre il periodo finanziario 2021-2028, ma i pagamenti potranno proseguire fino all'aprile 2031. L'Ungheria diventa il quarto beneficiario per importo fra quindici Paesi, dopo Polonia, Romania e Bulgaria. La Norvegia fornisce circa il 97% delle risorse complessive del meccanismo.
I trasferimenti erano rimasti fermi per un decennio. Nel ciclo 2014-2021 non fu raggiunto un accordo sull'operatore indipendente incaricato di gestire il fondo per la società civile. Il contrasto con il precedente governo ungherese impedì quindi l'erogazione di quella componente.
Il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide collega la svolta al nuovo governo guidato da Péter Magyar. Oslo considera positive le riforme annunciate su democrazia e stato di diritto. La valutazione politica non sostituisce i controlli previsti per ogni progetto finanziato.
Il programma sosterrà cooperazione fra organizzazioni norvegesi e ungheresi in aree come libertà di stampa, uguaglianza, inclusione delle minoranze, contrasto alla corruzione e alla disinformazione. Un altro asse riguarda transizione verde, innovazione e riduzione delle disparità economiche e sociali.
Secondo Eide, le parti hanno concordato meccanismi di controllo sull'uso corretto dei fondi. Il dettaglio operativo sarà rilevante perché il precedente blocco nasceva proprio dall'indipendenza della gestione. Firma politica, selezione dei progetti e pagamento sono passaggi distinti.
L'accordo completa la rete dei quindici Paesi beneficiari del ciclo corrente. Prima dell'Ungheria erano state concluse intese con gli altri quattordici. Il meccanismo non fa parte del bilancio ordinario dell'Unione europea: deriva dagli impegni dei tre Paesi SEE appartenenti all'EFTA.
La riapertura segue la decisione della Commissione europea di sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi UE precedentemente congelati. Bruxelles ha collegato la scelta ai progressi delle riforme ungheresi. I due flussi finanziari restano però separati per base giuridica, controlli e programmi.
Lunedì i ministri di Norvegia, Islanda e Liechtenstein incontreranno la ministra ungherese Anita Orbán per la firma. Fino a quel momento l'intesa è politicamente raggiunta ma non ancora sottoscritta. Eventuali allegati definiranno ripartizione, enti responsabili e scadenze dei bandi.
La novità non è soltanto l'importo. Dopo dieci anni, Oslo e Budapest hanno trovato una formula sul controllo indipendente e sul rispetto delle finalità. La prova arriverà con l'assegnazione trasparente dei fondi e con la possibilità di verificare beneficiari, risultati e sospensioni.
La cifra non sarà versata in una soluzione unica al governo ungherese. Il meccanismo finanzia programmi e progetti secondo regole concordate, con controlli e scadenze. Il valore autorizzato indica il tetto disponibile, non la spesa già effettuata o un risultato già raggiunto.
I primi bandi renderanno visibile quanto spazio avranno organizzazioni indipendenti, università, enti locali e partner norvegesi nella gestione concreta delle priorità concordate.
