Il secondo Summit internazionale Next Gen AI, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è chiuso a Villa Erba di Cernobbio con l’annuncio di un tavolo tecnico dedicato alla scuola del futuro. Il ministro Giuseppe Valditara ha accolto la proposta delle Consulte studentesche di riunire docenti, rappresentanti degli studenti, tecnici e scienziati.
L’organismo avrà natura consultiva: l’annuncio non introduce da solo nuovi obblighi didattici né autorizza l’uso indiscriminato di sistemi di intelligenza artificiale nelle classi.
L’evento si è svolto dal 19 al 22 ottobre tra Milano e Cernobbio, con incontri, laboratori e sessioni formative in italiano e inglese. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, ha coinvolto circa seimila studenti, 150 formatori, 50 start-up e delegazioni provenienti da oltre quaranta Paesi.
I lavori hanno affrontato quattro traiettorie — lavoro, vita, pianeta e arti — e hanno messo a confronto scuole, istituzioni, imprese ed esperti internazionali sulle applicazioni dell’IA nell’educazione.
Valditara ha indicato due direzioni politiche: avvicinare gli alunni al linguaggio dell’intelligenza artificiale fin dalla scuola primaria e usare strumenti digitali per una didattica più personalizzata.
Il ministro ha collegato questa impostazione al potenziamento delle discipline STEM e ha rivendicato la realizzazione di 156 mila aule digitali rispetto alle 100 mila previste dal PNRR, oltre a ottomila laboratori e cento milioni di euro destinati all’insegnamento dell’IA. Sono numeri del Ministero che richiedono monitoraggio su uso effettivo e risultati.
La personalizzazione può aiutare studenti con ritmi e bisogni diversi, ma introduce questioni delicate. Un sistema algoritmico può proporre esercizi o materiali, mentre la valutazione e la responsabilità educativa devono restare in capo agli insegnanti. Servono inoltre protezione dei dati dei minorenni, trasparenza sui modelli utilizzati, controllo degli errori e criteri per evitare discriminazioni.
Senza queste garanzie, una maggiore disponibilità tecnologica non coincide automaticamente con una migliore qualità dell’apprendimento.
Il tavolo annunciato può diventare la sede per definire standard comuni e raccogliere esperienze dalle scuole. La presenza delle Consulte studentesche è rilevante perché consente di includere chi usa quotidianamente gli strumenti. Per essere efficace, tuttavia, l’organismo dovrà avere mandato, composizione, calendario e documenti pubblici.
Sarà importante anche coinvolgere competenze pedagogiche, giuridiche e di sicurezza informatica, non soltanto fornitori di tecnologia.
Dopo il Summit, la questione passa quindi dalla sperimentazione alla governance. Le scuole hanno bisogno di indicazioni pratiche su quali strumenti possano essere utilizzati, per quali finalità e con quali dati. Famiglie e docenti devono poter conoscere i criteri adottati e segnalare problemi.
L’annuncio del tavolo apre un confronto nazionale; i risultati saranno misurabili quando arriveranno linee guida operative, formazione verificata e valutazioni indipendenti sull’impatto dell’IA su apprendimento, inclusione e lavoro degli insegnanti. Un altro nodo è il divario tra istituti: connessioni, dispositivi e assistenza tecnica non sono uniformi.
La strategia dovrà evitare che l’innovazione allarghi differenze già presenti e prevedere alternative per chi non può o non vuole affidare attività essenziali a piattaforme commerciali.
