Il riscaldamento causato dalle attività umane ha probabilmente indebolito il versante himalayano crollato il 26 agosto al confine tra Nepal e Cina. Lo conclude un'analisi pubblicata giovedì 17 settembre da World Weather Attribution. Il distacco di roccia e ghiaccio provocò una colata devastante lungo il corridoio del Trishuli.
Il gruppo non attribuisce però il singolo collasso direttamente al cambiamento climatico. La struttura geologica ha determinato dove e come il versante ha ceduto, mentre il terremoto nepalese del 2015 potrebbe aver danneggiato la roccia. Gli autori descrivono il riscaldamento come un fattore destabilizzante, non come la causa fondamentale dimostrata.
L'analisi ricostruisce tre meccanismi collegati al clima. Il disgelo del terreno permanentemente gelato riduce l'azione legante del ghiaccio nelle fratture. Il ritiro del ghiacciaio elimina parte del sostegno laterale, mentre acqua di fusione e pioggia possono aumentare la pressione nelle crepe.
I dati indicano che il riscaldamento umano ha aggiunto circa 1,5 gradi alle temperature di luglio e agosto nell'area del cedimento. Su base annuale l'aumento stimato raggiunge circa 2 gradi. La quota dello zero termico è salita di circa 100 metri per decennio nelle stagioni monsoniche e successive al monsone.
Il ghiacciaio Langtang-Lirung perde massa da decenni e dal 2010 il ritiro della sua superficie è accelerato. Il 26 agosto una parete rocciosa a circa 5.150 metri ha trascinato parte del ghiacciaio. L'impatto ha liberato un'energia paragonabile a un terremoto di magnitudo 5,5, trasformando la valanga in una piena di detriti.
Secondo lo studio, il flusso raggiunse Rasuwagadhi, 22 chilometri più a valle, in sette minuti, con una velocità media di 188 chilometri orari. Proseguì quindi lungo il Trishuli per circa 200 chilometri. Al 14 settembre il bilancio ufficiale superava 1.300 morti e 5.000 dispersi in Nepal.
La rapidità dell'evento chiarisce anche il limite degli allarmi. Sistemi progettati per piene fluviali più prevedibili non avrebbero potuto offrire un preavviso sufficiente nelle zone più colpite. Gli autori chiedono osservazioni satellitari, monitoraggio in alta quota e condivisione transfrontaliera dei dati, ma avvertono che alcuni rischi superano le capacità di adattamento disponibili.
La novità scientifica non modifica il bilancio della catastrofe già raccontata da CurioMondo, ma ne chiarisce il contesto fisico e le incertezze. Associated Press, Reuters e The Guardian hanno verificato i risultati con gli autori e specialisti esterni. Serviranno ulteriori misure del sottosuolo e delle pressioni nelle fratture per attribuire causalmente questo specifico cedimento.
Lo stato della notizia è UFFICIALE per la pubblicazione dell'analisi e per i dati dichiarati dal gruppo di ricerca. Resta invece non dimostrato che il collasso non sarebbe avvenuto senza il riscaldamento antropico. Questa distinzione evita di trasformare una relazione di rischio in una certezza causale che lo studio non sostiene.
