Un’operazione congiunta di Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti avrebbe intercettato nella primavera del 2026 mezzi russi impegnati in un’esercitazione nelle acque artiche vicine alle Svalbard. La ricostruzione è stata pubblicata il 10 settembre da Reuters sulla base di due funzionari occidentali rimasti anonimi. Secondo le fonti, unità legate al GUGI, il direttorato russo per le attività in profondità, stavano simulando il dispiegamento di una tecnologia progettata per rendere inutilizzabili cavi sottomarini. Nessun cavo è stato danneggiato.
La parte nuova della notizia — il tipo di tecnologia, il luogo preciso e il coinvolgimento statunitense — non è stata resa pubblica in un documento tecnico consultabile. Va quindi attribuita a Reuters e alle sue fonti, non presentata come un fatto dimostrato da immagini o dati aperti. Sono invece ufficiali le dichiarazioni con cui Regno Unito e Norvegia avevano riconosciuto in aprile attività russe occulte nelle loro acque e la risposta del ministro norvegese della Difesa Tore Sandvik, che ha definito l’operazione congiunta un messaggio contro azioni clandestine sulle infrastrutture critiche. Mosca non ha commentato il singolo episodio e nega di preparare sabotaggi contro Paesi NATO.
Il bersaglio potenziale indicato nella ricostruzione è costituito da due collegamenti in fibra ottica lunghi circa 1.400 chilometri tra l’arcipelago e la Norvegia continentale. I cavi raggiungono profondità vicine a 2.700 metri e trasportano anche grandi quantità di dati raccolti dalla stazione satellitare SvalSat. L’importanza della rete non dipende soltanto dall’accesso a internet degli abitanti: le Svalbard ospitano una delle maggiori infrastrutture mondiali per ricevere dati dai satelliti in orbita polare, utilizzati per osservazione terrestre, meteorologia e ricerca.
Un cavo sottomarino è difficile da sorvegliare lungo tutta la sua estensione. Può essere posato sul fondale o interrato nei tratti più vulnerabili, ma attraversa aree remote dove distinguere un guasto, un incidente navale e un atto deliberato richiede tempo. L’interruzione fisica non è l’unico rischio: mappatura dei tracciati, avvicinamenti prolungati e attività di mezzi specializzati possono offrire informazioni utili in una crisi futura senza produrre immediatamente un danno visibile.
La NATO ha rafforzato la protezione delle infrastrutture sottomarine dal 2024, creando un centro dedicato presso il comando marittimo e una rete di cooperazione con governi e settore privato. Nel gennaio 2025 ha avviato Baltic Sentry dopo una serie di danneggiamenti a cavi e condotte nel Baltico; nel febbraio 2026 ha lanciato Arctic Sentry per coordinare le attività nazionali nell’Alto Nord. Queste missioni non provano la ricostruzione dell’episodio alle Svalbard, ma spiegano perché navi, sensori e sistemi senza equipaggio siano oggi concentrati sull’identificazione rapida di comportamenti anomali.
I cavi sono infrastrutture civili con valore strategico. Secondo la NATO, circa il 95% dei flussi globali di dati passa attraverso collegamenti sottomarini e ogni giorno viaggiano su queste reti trasferimenti finanziari per migliaia di miliardi di dollari. La cifra non significa che un singolo taglio possa spegnere internet: le reti sono progettate con percorsi ridondanti e il traffico può essere deviato. In località isolate, tuttavia, le alternative sono meno numerose e un’interruzione simultanea di più collegamenti può produrre conseguenze molto più gravi.
La geografia rende l’Artico particolarmente sensibile. I sottomarini russi basati nella penisola di Kola devono attraversare passaggi tra Svalbard, Norvegia e Jan Mayen per raggiungere l’Atlantico settentrionale. Nello stesso spazio si trovano rotte militari, installazioni satellitari e reti civili. La sovrapposizione aumenta il rischio di interpretare un’attività di addestramento come preparazione offensiva, ma rende anche necessario osservare capacità tecniche che potrebbero essere impiegate senza rivendicazione e con attribuzione difficile.
Per valutare eventuali sviluppi saranno importanti tre elementi: una conferma documentale dei governi coinvolti, dati pubblici su movimenti e tempi delle unità e informazioni tecniche verificabili sulla presunta tecnologia. Fino ad allora resta stabilito che nessun collegamento è stato colpito e che gli alleati hanno già reso noto un confronto con attività russe nell’Alto Nord; i dettagli operativi aggiuntivi rimangono una ricostruzione giornalistica autorevole, ma fondata in parte su fonti riservate.
