Il Nancy Grace Roman Space Telescope è pronto al passaggio più delicato della sua storia: lasciare la Terra. NASA e SpaceX puntano al decollo non prima delle 7:26 del mattino EDT di domenica 30 agosto, le 13:26 in Italia, dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center in Florida. Il telescopio viaggerà a bordo di un Falcon Heavy. La formula «non prima di» è importante: indica un obiettivo ufficiale, non la garanzia che il lancio avvenga esattamente a quell’ora.
La missione ha superato venerdì la Launch Readiness Review, il controllo finale con cui NASA e SpaceX hanno verificato lo stato del razzo, dell’osservatorio, delle squadre e delle condizioni operative. Dopo la revisione Roman è stato dichiarato «go» per il lancio. Il meteo resta però una variabile reale: gli specialisti della Space Force prevedono al momento una probabilità del 60% di condizioni favorevoli. Un rinvio, se necessario, sarebbe quindi una normale misura di sicurezza e non il segnale di un guasto.
La diretta NASA inizierà alle 6:20 EDT, cioè alle 12:20 italiane, mentre il decollo è previsto poco più di un’ora dopo. Roman partirà dal pad 39A, lo stesso complesso legato a molte missioni storiche statunitensi e oggi utilizzato da SpaceX. Il telescopio è già stato racchiuso nella carenatura protettiva e integrato con il Falcon Heavy, che dovrà portarlo fuori dall’atmosfera e inserirlo sulla traiettoria iniziale verso la sua destinazione scientifica.
Dopo la separazione dal razzo, Roman comincerà un viaggio verso il secondo punto di Lagrange del sistema Sole-Terra, chiamato L2, a circa 1,6 milioni di chilometri dal nostro pianeta. È la stessa regione dello spazio utilizzata dal James Webb Space Telescope, anche se i due osservatori seguiranno orbite ampie e resteranno ben distanti. In quel punto l’equilibrio tra gravità e moto consente di mantenere una posizione relativamente stabile consumando meno propellente.
Roman non è stato progettato per sostituire Hubble o Webb, ma per osservare il cosmo in modo complementare. Unirà una visione nitida nell’infrarosso a un campo inquadrato almeno cento volte più grande di quello di Hubble. In pratica potrà fotografare porzioni enormi di cielo mantenendo un dettaglio elevato. Questa combinazione permetterà di costruire mappe statistiche su scale che richiederebbero tempi molto più lunghi a un telescopio con un campo ristretto.
Uno degli obiettivi principali riguarda l’energia oscura, il nome dato alla componente ancora sconosciuta associata all’espansione accelerata dell’universo. Roman osserverà la distribuzione e l’evoluzione di un numero enorme di galassie e supernove, cercando segnali capaci di distinguere tra diversi modelli cosmologici. Non vedrà direttamente l’energia oscura: misurerà con grande precisione gli effetti che la sua presenza dovrebbe lasciare nella geometria e nella storia del cosmo.
La materia oscura sarà studiata soprattutto attraverso la sua influenza gravitazionale. La luce proveniente da galassie lontane può essere deformata dalla massa incontrata lungo il percorso, producendo il fenomeno della lente gravitazionale. Analizzando queste deformazioni su vaste aree, gli astronomi potranno ricostruire mappe della materia invisibile e capire meglio come essa abbia guidato la formazione delle strutture cosmiche. Le sottili distorsioni diventano così uno strumento per misurare ciò che non emette luce.
Un altro grande programma sarà dedicato agli esopianeti. Roman userà il microlensing gravitazionale, osservando temporanei aumenti di luminosità quando un sistema planetario passa davanti a una stella più lontana. Il metodo è particolarmente utile per censire pianeti che orbitano a distanze diverse dalla propria stella e popolazioni difficili da individuare con le tecniche più comuni. L’obiettivo non è soltanto trovare nuovi mondi, ma capire quanto siano frequenti i differenti tipi di sistema planetario nella Via Lattea.
A bordo ci saranno il Wide Field Instrument, destinato alle grandi campagne di osservazione, e il Coronagraph Instrument, una dimostrazione tecnologica progettata per bloccare la luce abbagliante di una stella e rendere più visibili gli oggetti deboli nelle sue vicinanze. Il coronografo non è l’unico cuore scientifico della missione, ma potrà provare tecnologie utili ai futuri osservatori incaricati di analizzare direttamente pianeti simili alla Terra attorno ad altre stelle.
La scala dei dati sarà una parte decisiva dell’esperimento. NASA prevede che Roman mapperà miliardi di galassie e renderà disponibili le osservazioni alla comunità scientifica dopo l’elaborazione. Questo modello consentirà a gruppi diversi di usare gli stessi archivi per ricerche non previste oggi: buchi neri, stelle esplosive, piccoli corpi del Sistema solare e fenomeni rari potranno emergere mentre il telescopio esegue le sue grandi survey. Il valore di Roman dipenderà anche dalle scoperte inattese nascoste in quelle immagini.
La missione primaria è prevista per cinque anni, con l’obiettivo di arrivare a dieci. Prima della scienza regolare, però, serviranno il lancio, il viaggio verso L2, l’attivazione dei sistemi, il raffreddamento e una lunga fase di calibrazione. Domani non arriveranno quindi fotografie di galassie o nuovi pianeti: il decollo, se confermato, aprirà una sequenza di verifiche tecniche necessarie prima che l’osservatorio possa iniziare il proprio programma.
L’orario da ricordare per l’Italia è dunque 13:26 di domenica 30 agosto, con copertura NASA dalle 12:20. Fino all’accensione dei motori, orario, meteo e condizioni operative possono cambiare. Se il Falcon Heavy partirà come previsto, inizierà una missione costruita per osservare l’universo non soltanto più in profondità, ma su una scala molto più ampia: dalla struttura invisibile del cosmo ai pianeti che orbitano intorno ad altre stelle.
