Delfin, holding della famiglia Del Vecchio e azionista di Monte dei Paschi di Siena con il 17,6% del capitale, ha assunto un impegno di adesione all'Opas di Intesa Sanpaolo. Lo ha comunicato la banca guidata da Carlo Messina con il consenso della controparte.
L'impegno riguarda l'intera partecipazione, pari a 534.676.825 azioni, e la presenza in assemblea ordinaria e straordinaria del 29 ottobre con condotte di voto coerenti con le condizioni dell'offerta a quella data. Si tratta di un passaggio potenzialmente decisivo nella partita per il controllo di Mps.
Intesa ha alzato la componente cash dell'offerta a 1,25 euro per azione e ha chiarito che l'Opas sarebbe ritirata se l'assemblea di Mps approvasse le mosse difensive proposte da Luigi Lovaglio: doppia offerta su Banca Generali e Banco Bpm e distribuzione di riserve per 4 miliardi.
Il consiglio di Delfin si è riunito ieri sul dossier Mps. Fonti di mercato e ricostruzioni di stampa indicano la convergenza dei soci verso l'offerta di Ca' de Sass. L'adesione di un azionista con quasi un quinto del capitale sposta i pesi in vista del 29 ottobre.
Resta da vedere il comportamento dei fondi e dei proxy advisor, e le reazioni del mercato azionario. L'operazione rimescola la mappa bancaria italiana e va confrontata con le regole antitrust e con le condizioni di offerta pubblicate da Intesa.
La notizia è stata diramata da Intesa Sanpaolo e ripresa da Il Sole 24 Ore, ANSA e Il Messaggero nella serata del 4 ottobre 2026. Non è ancora l'esito dell'assemblea né la chiusura dell'Opas: è un impegno contrattuale di adesione e di voto.
Gli investitori guardano ora ai consigli dei proxy e al comportamento degli altri grandi soci del Monte. L'esito dell'assemblea del 29 ottobre resta il prossimo snodo formale.
Il Monte dei Paschi resta al centro del risiko bancario italiano. La mossa di Delfin riduce il margine di manovra di chi punta a un piano alternativo a Rocca Salimbeni.
