La missione Martian Moons eXploration, MMX, è partita con successo dal centro spaziale giapponese di Tanegashima a bordo di un razzo H3. Il decollo è avvenuto alle 21:41 del 19 ottobre in Italia, già 20 ottobre in Giappone. La sonda viaggia verso Marte per studiarne le lune e riportare sulla Terra campioni di Phobos.
MMX è guidata dall’agenzia giapponese JAXA con contributi di NASA, Agenzia spaziale europea, CNES francese e DLR tedesco. La cooperazione comprende strumenti scientifici, navigazione e il piccolo rover Idefix. La missione dovrebbe raggiungere il sistema marziano nel 2027 e operare vicino a Phobos per diversi anni.
L’obiettivo centrale è raccogliere almeno 10 grammi di materiale attraverso due discese controllate sulla superficie. Nessuna missione ha mai riportato sulla Terra campioni di una luna di Marte. Se il programma verrà completato, la capsula di rientro arriverà nel 2031 dopo un viaggio che comprende osservazioni anche di Deimos.
Phobos può essere un asteroide catturato dalla gravità marziana oppure il risultato dei detriti prodotti da un grande impatto su Marte. Le due ipotesi prevedono composizioni differenti. Analizzare il campione in laboratorio permetterà misure più precise di quelle realizzabili da strumenti remoti e potrà chiarire come si è formato il sistema marziano.
Il rover Idefix pesa circa 25 chilogrammi sulla Terra, ma sulla superficie di Phobos la gravità è così debole che il suo peso equivarrà a circa 15 grammi. Il veicolo esaminerà consistenza e composizione del terreno e aiuterà a scegliere condizioni più sicure per le operazioni di campionamento della sonda principale.
La missione dovrà lavorare in una quasi-orbita satellitare attorno a Phobos, una traiettoria necessaria per la dinamica particolare della piccola luna. Atterrare e ripartire in un ambiente a bassissima gravità richiede controlli molto delicati: una spinta eccessiva potrebbe allontanare il veicolo invece di mantenerlo aderente alla superficie.
I campioni non saranno equivalenti a rocce prelevate direttamente dal suolo di Marte. Se Phobos è nato da un impatto, però, potrebbe contenere frammenti espulsi dal pianeta rosso. In entrambi i casi il materiale potrà fornire informazioni sull’arrivo di acqua e composti organici nella parte interna del Sistema solare.
Il lancio riuscito è soltanto il primo passaggio di una missione lunga e complessa. Restano la crociera interplanetaria, l’inserimento nel sistema marziano, le osservazioni, le discese, il campionamento e il rientro. Le prossime conferme dovranno arrivare da JAXA sulle condizioni della sonda e sulle manovre dopo la separazione dal razzo.
MMX combina osservazioni orbitali e analisi diretta del materiale. La sonda dovrà scegliere un’area sicura, effettuare due discese e raccogliere almeno dieci grammi di campione. Una quantità piccola sulla Terra può essere sufficiente per misure mineralogiche e isotopiche capaci di distinguere tra differenti scenari di formazione.
Il rover Idefix, sviluppato con contributi europei, esplorerà la superficie prima delle operazioni principali. La gravità di Phobos è estremamente debole: un veicolo di circa 25 chilogrammi pesa lì quanto pochi grammi sulla Terra. Movimento, aderenza e navigazione devono quindi essere progettati per evitare rimbalzi o perdita di contatto.
