La Giunta di Milano ha approvato lo schema di convenzione per costruire due edifici residenziali in viale Brenta 24. Il progetto prevede 63 appartamenti a mercato libero, distribuiti in due fabbricati di sei piani, dopo la demolizione delle strutture esistenti.
La superficie lorda indicata è di circa 3.000 metri quadrati, recuperata da quella già presente. Gli edifici resteranno sotto i 25 metri di altezza. Il Comune li classifica come nuova costruzione realizzata tramite demolizione e ricostruzione, in coerenza con le linee di indirizzo urbanistiche adottate dall'amministrazione.
L'operazione dovrebbe generare quasi un milione di euro di oneri di urbanizzazione e circa 2,5 milioni di monetizzazioni. Il totale vicino a 3,5 milioni non rappresenta un guadagno libero da destinare senza vincoli: oneri e monetizzazioni seguono regole urbanistiche e finanziarie collegate all'intervento e ai servizi pubblici.
Il procedimento era stato oggetto di un ricorso al Tar Lombardia per silenzio-inadempimento del Comune. Il tribunale aveva accolto il ricorso ad agosto e fissato un termine di 60 giorni dalla notifica della sentenza. La delibera conclude l'istruttoria prima della scadenza indicata dal giudice.
Il passaggio è rilevante nel dibattito milanese sulle pratiche edilizie ferme o contestate. L'approvazione non risolve automaticamente altri procedimenti, perché ogni progetto ha dimensioni, titoli e condizioni differenti. Mostra però la volontà dell'amministrazione di chiudere un caso specifico attraverso una convenzione formale.
Per il quartiere l'impatto riguarderà cantiere, traffico locale, servizi e nuova presenza residenziale. La destinazione è libera, quindi la comunicazione non annuncia quote di edilizia sociale o canoni calmierati. Il progetto dovrà rispettare prescrizioni edilizie, sicurezza, accessibilità e tutti gli atti necessari prima dell'apertura del cantiere.
La monetizzazione viene utilizzata quando alcune dotazioni o cessioni previste dagli standard urbanistici sono sostituite da un pagamento. Per valutare la ricaduta pubblica sarà utile conoscere come le somme verranno allocate e quali opere o servizi saranno collegati alla trasformazione dell'area.
L'autorizzazione politica della convenzione non coincide con la consegna degli appartamenti. Restano i passaggi del permesso di costruire convenzionato, gli adempimenti del soggetto attuatore, la demolizione e l'esecuzione delle opere. Tempi commerciali e prezzi delle abitazioni non risultano definiti nel comunicato comunale.
Il prossimo controllo riguarda la pubblicazione della convenzione e degli elaborati approvati. Quei documenti permetteranno di verificare obblighi, scadenze, garanzie e uso delle risorse. Per ora sono certi il numero degli alloggi, le dimensioni generali, l'entità economica degli oneri e la conclusione del contenzioso sul ritardo amministrativo.
Il caso offre anche un parametro per misurare la capacità del Comune di smaltire l'arretrato senza comprimere i controlli. Rapidità e accuratezza devono procedere insieme: chi costruisce ha diritto a tempi amministrativi prevedibili, mentre residenti e città hanno diritto a istruttorie complete sugli effetti urbanistici.
Anche le fasi del cantiere dovranno essere comunicate con anticipo al quartiere.
