La Giunta della Lombardia ha approvato 1.103.118,18 euro per coprire integralmente le richieste comunicate dai Comuni nel 2026 per eliminare barriere architettoniche in edifici residenziali privati realizzati dopo l'11 agosto 1989. La delibera 6943 è stata adottata all'unanimità nella seduta del 19 ottobre.
Le risorse non saranno versate automaticamente a tutti i residenti. Un successivo decreto dirigenziale dovrà impegnare ed erogare le somme ai Comuni che hanno trasmesso il proprio fabbisogno attraverso i canali regionali. Saranno poi le amministrazioni locali a liquidare i cittadini dopo le verifiche previste dalla normativa e dalle istruttorie già svolte.
La copertura parte da 545.662,43 euro già destinati dal bilancio regionale 2026. Con l'assestamento sono stati aggiunti 515.460,79 euro per soddisfare la quota ancora scoperta. La somma delle voci indicata negli atti finanzia l'intero fabbisogno rilevato per questa specifica categoria di edifici e richieste.
La misura si fonda sull'articolo 34-ter della legge regionale 6 del 1989 e riguarda interventi di adattabilità negli edifici costruiti o integralmente recuperati sulla base di progetti presentati dopo l'11 agosto 1989. Non sostituisce tutte le altre linee per immobili più vecchi o diverse tipologie di opera.
I Comuni devono controllare requisiti di ammissibilità e cumulabilità con altri contributi prima del pagamento. Di conseguenza, l'inserimento nel fabbisogno regionale non basta a garantire l'importo richiesto se la documentazione non supera le verifiche. Tempi e comunicazioni dipenderanno anche dal decreto di riparto e dalle procedure di ciascun ente.
La delibera ricorda che il decreto nazionale relativo al Fondo speciale per le barriere architettoniche non era ancora stato emanato. L'intesa Stato-Regioni del 7 luglio prevedeva per la Lombardia 5.644.095 euro riferiti alle risorse 2025, ma quella assegnazione resta distinta dalla copertura regionale ora approvata.
Per chi ha già presentato domanda al Comune, il passaggio utile è verificare che la pratica appartenga al fabbisogno 2026 considerato e attendere la comunicazione dell'ente locale. Non serve inoltrare nuovamente documenti alla Regione, salvo richiesta espressa. Nuove domande seguono invece scadenze e procedure comunali ordinarie.
Gli interventi possono riguardare opere che rendono accessibili ingressi e spazi, secondo le condizioni tecniche e amministrative previste. La delibera non fissa un contributo identico per ogni abitazione e non autorizza qualunque ristrutturazione. L'importo riconosciuto dipende dalla domanda, dalle spese ammissibili e dai limiti della disciplina applicabile.
La decisione riduce l'incertezza finanziaria per i Comuni che avevano già segnalato il fabbisogno, ma non conclude materialmente i pagamenti. I passaggi da seguire sono il decreto regionale di impegno, il trasferimento agli enti e la liquidazione ai beneficiari. Solo le comunicazioni comunali possono confermare tempi e importi della singola pratica.
Chi non aveva una domanda inserita nel fabbisogno non viene automaticamente aggiunto grazie alla nuova copertura. Deve informarsi presso il proprio Comune sulle finestre disponibili e sulle graduatorie. La Regione finanzia richieste già rilevate, mentre ammissione e pagamento restano collegati all'istruttoria locale.
