La riforma della legge elettorale torna alla Camera dopo l’approvazione del Senato con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti. Montecitorio deve ora esaminare lo stesso testo modificato da Palazzo Madama: solo un voto conforme potrà chiudere l’iter parlamentare.
Il progetto prevede un premio di governabilità per la coalizione che supera il 42% dei voti validi. Il meccanismo attribuirebbe seggi aggiuntivi con un tetto complessivo indicato in 220 deputati e 113 senatori per la maggioranza beneficiaria.
L’elezione dei parlamentari combinerebbe capilista definiti dai partiti e fino a tre preferenze espresse dagli elettori. Resterebbero le soglie del sistema vigente: 10% per le coalizioni e 3% per le singole liste, secondo il testo uscito dal Senato.
Un altro punto discusso riguarda la raccolta delle firme. Per le forze non già rappresentate in Parlamento il minimo per collegio salirebbe da 1.500 a 6 mila. Il provvedimento disciplina anche il voto fuori sede per chi vive lontano dal Comune di residenza per un periodo prolungato.
La maggioranza presenta il premio come uno strumento di stabilità; le opposizioni contestano il rapporto tra voti ottenuti e seggi assegnati. Restano sensibili anche il ruolo dei capilista bloccati e l’aumento delle firme richieste alle liste più piccole.
La presidente del Consiglio ha preannunciato la fiducia, scelta che ridurrebbe lo spazio per modifiche durante il passaggio alla Camera. Il voto finale può però conservare margini d’incertezza, soprattutto se vengono richieste procedure a scrutinio segreto sugli aspetti ammessi dai regolamenti parlamentari.
Il provvedimento non è ancora legge e le regole attuali restano in vigore. Il calendario politico punta a una conclusione nelle prossime settimane, ma tempi ed esito dipendono dai lavori della commissione, dalla decisione sulla fiducia e dal voto dell’Aula di Montecitorio. Eventuali nuove modifiche renderebbero inoltre necessario un ulteriore passaggio al Senato prima dell’approvazione parlamentare definitiva.
