Il settore italiano dei servizi ha accelerato a luglio più di quanto previsto dagli analisti. L’indice PMI è salito a 52,5 da 50,2 di giugno. Un valore superiore a 50 indica espansione dell’attività, mentre uno inferiore segnala contrazione.
I servizi rappresentano una parte molto ampia dell’economia italiana: commercio, turismo, trasporti, consulenza, finanza e attività professionali. Un miglioramento del PMI suggerisce che più aziende hanno registrato una crescita rispetto al mese precedente.
Il sondaggio ha indicato un rallentamento delle pressioni sui costi. Questo può aiutare i margini delle imprese e ridurre la necessità di trasferire aumenti sui consumatori. Tuttavia, un solo mese non basta per parlare di svolta stabile.
Il PMI è basato sulle risposte dei responsabili degli acquisti e misura la direzione del cambiamento, non il valore assoluto della produzione. Può anticipare i dati ufficiali, ma deve essere letto insieme a occupazione, consumi, credito e produzione industriale.
Se la crescita dei servizi prosegue, potrebbe sostenere l’occupazione e compensare eventuali difficoltà dell’industria. Per le famiglie, la variabile decisiva resta il potere d’acquisto: un miglioramento dell’attività economica è più utile quando salari e prezzi evolvono in modo sostenibile.
I prossimi dati sul PIL, sull’inflazione e sulla produzione industriale diranno se il segnale di luglio è l’inizio di una fase più solida o soltanto un rimbalzo temporaneo.
