Italia e Giappone hanno avviato a Roma il primo gruppo di lavoro bilaterale sui ponti a grande luce. Il tavolo, ospitato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dà seguito al memorandum firmato a Tokyo l’8 luglio 2025.
La riunione ha coinvolto il viceministro italiano Edoardo Rixi e l’omologo giapponese Masamichi Hashimoto, con l’obiettivo di condividere esperienze di progettazione, costruzione, manutenzione e controllo delle grandi infrastrutture sospese.
Il Giappone porta l’esperienza dell’Akashi Kaikyo, uno dei ponti sospesi più importanti al mondo, e di sistemi di gestione sviluppati in un Paese ad alta sismicità. L’Italia mette sul tavolo competenze di ingegneria, imprese attive nei mercati internazionali e il progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
La cooperazione può riguardare materiali, monitoraggio strutturale, gestione del vento, sicurezza sismica e manutenzione lungo l’intero ciclo di vita delle opere.
Il Ponte sullo Stretto è stato uno dei temi principali del confronto. Secondo il MIT, la delegazione giapponese ha manifestato disponibilità a collaborare con la società Stretto di Messina. Il gruppo IHI, che ha partecipato alla realizzazione dell’Akashi Kaikyo, fa parte del consorzio Eurolink incaricato del progetto italiano.
Questi legami industriali mostrano che la cooperazione non parte da zero, ma il tavolo governativo non equivale a una nuova autorizzazione dell’opera né risolve automaticamente i passaggi ancora aperti.
Rixi ha indicato l’obiettivo di completare l’iter autorizzativo e passare alla fase esecutiva entro la fine del 2026. È una scadenza politica, non un fatto già acquisito. Restano da rispettare procedure tecniche, amministrative, ambientali e finanziarie, oltre alle interlocuzioni con le istituzioni europee.
Eventuali cambiamenti nel cronoprogramma dovranno essere comunicati attraverso atti formali, evitando di confondere l’avvio del gruppo di lavoro con l’avvio dei cantieri.
La collaborazione ha comunque un perimetro più ampio del solo Stretto. Ponti esistenti e futuri richiedono sensori, ispezioni, modelli digitali, protezione sismica e programmi di manutenzione preventiva. Confrontare norme e tecnologie può produrre vantaggi anche per infrastrutture già in esercizio.
Il valore pubblico del tavolo dipenderà dalla capacità di rendere disponibili risultati tecnici, standard condivisi e criteri di sicurezza, non soltanto dalla promozione di un singolo progetto.
I prossimi incontri dovranno chiarire calendario, gruppi specialistici e prodotti attesi. Per il Ponte sullo Stretto, invece, il riferimento resta l’iter italiano: pareri, autorizzazioni, quadro economico e decisioni degli organi competenti. L’interesse giapponese rafforza il profilo internazionale del progetto e apre canali di collaborazione industriale.
Non elimina però il confronto nazionale su costi, benefici, impatti territoriali e priorità infrastrutturali, che continuerà a richiedere dati completi e verificabili. Sarà utile conoscere anche quali documenti del gruppo diventeranno pubblici e se la cooperazione produrrà protocolli tecnici utilizzabili su altre opere.
In assenza di questi elementi, l’incontro resta un avvio istituzionale promettente ma ancora privo di effetti operativi misurabili.
