Italia / Economia

Istat, il benessere migliora ma l'Italia resta divisa tra territori e generazioni

Nel rapporto Bes 2026 migliorano 54 indicatori su 132, ma istruzione, lavoro e innovazione restano sotto la media europea. Il divario Nord-Sud è ancora netto.

26 ottobre 2026 alle ore 14:12 · Italia · 4 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Illustrazione editoriale IA di statistici che analizzano indicatori territoriali italiani; scena simbolica non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
54 su 132indicatori in miglioramento
23indicatori peggiorati
-8,5 puntioccupazione rispetto all'UE

Il rapporto Bes 2026 dell'Istat mostra un miglioramento generale del benessere, ma conferma disuguaglianze profonde tra territori, livelli di istruzione e partecipazione al lavoro. Dei 132 indicatori confrontabili con l'anno precedente, 54 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Il quadro non autorizza quindi una lettura univoca: l'Italia avanza in più dimensioni, mentre alcune fragilità strutturali continuano a pesare.

Il sistema Bes analizza 148 indicatori distribuiti in dodici domini: salute, istruzione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio, ambiente, innovazione e qualità dei servizi. L'edizione pubblicata il 26 ottobre considera soprattutto il periodo 2014-2025 e dedica un approfondimento di lungo periodo a un indicatore per ciascun dominio.

Nel confronto di lungo periodo, 70 indicatori su 133 migliorano, 24 peggiorano e per 39 non emerge una tendenza univoca. La misura va interpretata con attenzione: un indicatore favorevole non compensa automaticamente un peggioramento in un altro campo. Una maggiore speranza di vita, per esempio, può convivere con difficoltà nell'accesso ai servizi o con divari occupazionali.

La frattura geografica resta evidente. Tutte le regioni del Nord e del Centro, con l'eccezione del Lazio, hanno valori superiori alla media nazionale per almeno metà degli indicatori disponibili. Nel Mezzogiorno, escluso l'Abruzzo, prevalgono invece risultati inferiori alla media.

Friuli-Venezia Giulia e Province autonome registrano performance migliori in almeno dieci domini su dodici; Campania, Puglia e Calabria mostrano il quadro opposto.

Il confronto con l'Unione europea utilizza quaranta indicatori. L'Italia presenta risultati migliori della media UE27 in dodici casi e peggiori in diciotto. I vantaggi si concentrano in salute, sicurezza e alcuni aspetti ambientali. Le criticità più nette riguardano istruzione, lavoro e conciliazione, innovazione, ricerca e creatività. I restanti indicatori non mostrano uno scarto conclusivo o richiedono una lettura più articolata.

Sul capitale umano, la quota di persone con almeno il diploma è inferiore alla media europea di 14,2 punti percentuali; per i laureati il divario è di 13,7 punti. Le competenze digitali almeno di base raggiungono il 54,3%, contro il 60,4% dell'UE27. Anche i giovani che non studiano e non lavorano restano più numerosi: 13,3% in Italia contro l'11% europeo.

Il tasso di occupazione è più basso della media europea di 8,5 punti. La distanza è particolarmente ampia tra le donne, con 13,3 punti di ritardo, mentre per gli uomini è di 3,8. Part-time involontario e mancata partecipazione al mercato del lavoro indicano che non conta soltanto il numero degli occupati, ma anche la qualità e l'accessibilità delle opportunità.

La salute resta un punto di forza relativo. La speranza di vita alla nascita supera la media europea di 2,2 anni e la mortalità evitabile è pari a 16 decessi standardizzati ogni diecimila residenti, contro 23,8 nell'UE27. Il vantaggio nazionale non cancella differenze regionali, tempi di attesa e difficoltà di accesso che possono emergere in altri indicatori del rapporto.

Sul benessere economico l'Italia resta più esposta al rischio di povertà, con uno scarto sfavorevole di 2,3 punti percentuali rispetto alla media europea. Anche difficoltà ad arrivare a fine mese e disuguaglianza del reddito disponibile collocano il Paese in svantaggio.

Il rapporto non deve essere ridotto a un singolo numero: la sua utilità sta nel mostrare insieme progressi, ritardi e gruppi più vulnerabili, offrendo una base verificabile per politiche mirate.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 26 ottobre 2026 alle ore 14:12.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.