Fra il 2000 e il 2025 l'indice generale dei prezzi al consumo in Italia è aumentato del 63%. Il rapporto Istat pubblicato il 13 ottobre nella serie Storie di dati evidenzia andamenti molto diversi: abitazione e utenze superano il raddoppio, mentre i beni e servizi di informazione e comunicazione segnano un calo vicino al 60%.
Gli aumenti oltre il 100% riguardano anche alcolici e tabacchi e servizi finanziari e assicurativi. I prezzi dei servizi di istruzione e sanità sono cresciuti meno del 30%; per i beni industriali non energetici l'incremento complessivo è poco superiore al 25%.
Per una famiglia il rincaro effettivo dipende da quanto pesa ciascuna voce nel proprio bilancio. Il 63% è una variazione cumulata su venticinque anni, non un tasso annuo e non l'inflazione del 2026. Un paniere equivalente a 100 euro nella base del confronto corrisponde a 163 euro al termine, non a un rincaro identico di ogni prodotto.
Anche la voce «abitazione e utenze» va letta nel suo perimetro: riguarda spese di consumo e include l'energia, non indica che il prezzo di acquisto di tutte le case sia raddoppiato. L'Istat collega la forte dinamica di questo aggregato soprattutto a elettricità e combustibili.
