Italia / Economia

Istat, l’industria italiana riparte a luglio ma l’inflazione accelera

La produzione cresce dello 0,7% sul mese, mentre il Pil del secondo trimestre avanza dello 0,2%. L’energia spinge l’inflazione IPCA al 3,2%.

10 settembre 2026 · Roma · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale fotorealistica di un moderno impianto manifatturiero italiano in attività, generata con IA
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
+0,7%la produzione industriale a luglio su giugno
+0,2%il Pil italiano nel secondo trimestre
3,2%l’inflazione IPCA annua stimata ad agosto

L’economia italiana ha continuato a crescere nel secondo trimestre del 2026, ma con un equilibrio fragile tra la ripresa dell’industria e la nuova pressione dei prezzi energetici. Nella nota pubblicata il 10 settembre, l’Istat conferma un aumento del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuto da consumi privati e investimenti. La crescita acquisita per l’intero 2026 è pari allo 0,8%: significa che, se nei trimestri restanti il Pil non variasse, la media annuale risulterebbe già superiore dello 0,8% a quella del 2025.

Il segnale più recente arriva dalla produzione industriale. A luglio l’indice destagionalizzato è salito dello 0,7% rispetto a giugno, dopo le flessioni registrate nei due mesi precedenti. Il rimbalzo mensile non cancella però la debolezza del periodo: nella media maggio-luglio la produzione è diminuita dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti e, al netto degli effetti di calendario, è rimasta invariata rispetto a luglio 2025. Il dato descrive quindi una riapertura dell’attività, non ancora una nuova fase espansiva consolidata.

La composizione aiuta a capire il risultato. Su base mensile aumentano i beni di consumo del 2,1%, i beni intermedi dello 0,5% e i beni strumentali dello 0,2%, mentre l’energia arretra dello 0,9%. Nel confronto annuale l’energia cresce invece del 6,4%, ma beni di consumo, intermedi e strumentali restano in calo. Tra i settori spiccano la fornitura di elettricità e gas, salita del 7,6% rispetto a un anno prima, e la farmaceutica, in aumento del 7,4%; le flessioni più ampie riguardano altre manifatture e riparazioni, chimica e apparecchiature elettriche.

Il mercato del lavoro offre un quadro più stabile. A luglio gli occupati sono 24 milioni e 370 mila, sostanzialmente invariati rispetto a giugno, mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,8%. Dietro la media nazionale si muovono però gruppi diversi: l’occupazione aumenta tra gli uomini e tra i 35-49enni, ma diminuisce tra le donne e nelle altre classi d’età. Nel periodo 2021-2026 il miglioramento è stato più forte tra i 50-64enni, anche per l’invecchiamento della popolazione e le regole pensionistiche; i più giovani non hanno condiviso lo stesso progresso.

La parte più delicata riguarda i prezzi. Secondo la stima preliminare richiamata dall’Istat, ad agosto l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è cresciuto del 3,2% su base annua, dal 2,9% di luglio. L’accelerazione è alimentata dai beni energetici e avviene mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a disturbare le catene di approvvigionamento internazionali. L’indice armonizzato consente confronti coerenti tra i Paesi europei; non coincide perfettamente con l’indice nazionale usato per descrivere l’inflazione delle famiglie italiane.

Per famiglie e imprese, il punto non è soltanto se l’economia cresca, ma da dove provenga la crescita e quanto costi sostenerla. Investimenti e consumi hanno evitato una battuta d’arresto nel secondo trimestre, mentre l’industria mostra capacità di recupero dopo due mesi negativi. Se però energia e trasporti restano costosi, una parte del miglioramento può essere assorbita da margini più bassi per le aziende e minore potere d’acquisto per le famiglie. Il trasferimento non è automatico: dipende da contratti energetici, scorte, cambio e intensità energetica di ciascun settore.

I dati hanno inoltre limiti temporali differenti. Il Pil fotografa aprile-giugno, la produzione industriale riguarda luglio e l’inflazione di agosto è ancora preliminare. Metterli insieme serve a osservare la direzione generale, ma non trasforma mesi diversi in un’unica misurazione. Saranno decisivi i prossimi dati su ordini, vendite, salari reali e produzione di agosto per capire se il rimbalzo industriale riesce a durare e se l’aumento dei prezzi si estende oltre l’energia.

La lettura più prudente è dunque quella di un’economia ancora in espansione, con occupazione numericamente solida e manifattura in recupero, ma esposta allo shock esterno dei prezzi. La distinzione tra variazione mensile, media trimestrale e confronto annuale evita conclusioni opposte basate sullo stesso indice: il +0,7% segnala un miglioramento rispetto a giugno; il -0,1% trimestrale e lo zero tendenziale mostrano che il livello complessivo resta debole.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 10 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.