Itamar Ben-Gvir si avvicina alle elezioni israeliane del 27 ottobre con sondaggi che assegnano al suo partito Potere Ebraico otto o più seggi. Sarebbe un risultato autonomo molto più solido rispetto al 2022. Una ricerca di Agam Labs presso l'Università Ebraica indica inoltre che circa un terzo dei suoi sostenitori voterà per la prima volta.
La crescita non garantisce però una maggioranza. Le rilevazioni disponibili mostrano sia il blocco di Benjamin Netanyahu sia le principali opposizioni sotto la soglia necessaria per governare da soli. Il Likud rischia di perdere una parte consistente dei 32 seggi ottenuti in precedenza, mentre i partiti minori e le alleanze dopo il voto possono diventare decisivi.
Ben-Gvir ha costruito la campagna su sicurezza, espansione degli insediamenti, condizioni più dure per i detenuti palestinesi e maggiore diffusione delle armi fra civili israeliani. Alcune sue proposte sono contestate sul piano costituzionale e internazionale. Il consenso fra giovani elettori segnala che posizioni un tempo marginali sono entrate più stabilmente nel confronto politico.
Il ministro è stato condannato nel 2007 per incitamento razzista e sostegno a un'organizzazione vietata. Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia lo hanno sanzionato nel 2025, insieme a Bezalel Smotrich, per incitamento alla violenza in Cisgiordania. L'Unione europea ha discusso misure analoghe senza raggiungere finora un consenso.
Il voto sarà il primo dopo l'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023. Sicurezza, responsabilità politiche, guerra a Gaza e destino degli ostaggi restano centrali. I sondaggi sono una fotografia e non un risultato: affluenza, voto arabo-israeliano, soglie di sbarramento e spostamenti dell'ultima settimana possono cambiare la distribuzione dei seggi.
Per l'Europa una maggiore influenza di Ben-Gvir renderebbe più difficile il dialogo sulla soluzione dei due Stati, sugli insediamenti e sull'applicazione del cessate il fuoco. Per l'Italia potrebbe aumentare la pressione a definire una linea europea comune su sanzioni individuali e cooperazione. Qualsiasi decisione richiederebbe tuttavia passaggi politici formali, non scatterebbe automaticamente dal risultato elettorale.
La conseguenza pratica per imprese e viaggiatori dipenderà dalla stabilità del nuovo governo e dall'andamento della sicurezza regionale. Le relazioni economiche e scientifiche con Israele sono significative, ma possono essere esposte a tensioni diplomatiche. Prima del voto è corretto parlare di scenari: solo risultati ufficiali e negoziati di coalizione diranno quale programma potrà essere applicato.
Il voto giovanile merita inoltre un'analisi non riduttiva. Le scelte possono riflettere trauma, servizio militare, timori per la sicurezza, sfiducia nelle élite e comunicazione sui social, non un'unica motivazione ideologica. Per i partner europei, comprendere questa trasformazione è necessario per evitare messaggi percepiti come estranei alla società israeliana.
Al tempo stesso, il rispetto dei diritti e del diritto internazionale resta un criterio autonomo: popolarità e legittimità elettorale non cancellano il controllo giudiziario né gli obblighi internazionali.
Gli aggiornamenti successivi dovranno indicare data e fonte dei nuovi elementi, così da correggere rapidamente cifre provvisorie senza cancellare il contesto necessario a comprenderle.
