La televisione di Stato iraniana ha riferito che sette petroliere sarebbero state danneggiate durante la notte nello Stretto di Hormuz. Il resoconto, attribuito alla marina dei Guardiani della rivoluzione, sostiene che quattro navi siano state colpite mentre trasferivano petrolio e che altre tre siano rimaste immobilizzate dopo aver urtato mine. La versione non è stata confermata in modo indipendente.
Mancano gli elementi necessari per verificare il numero e la gravità degli episodi. Teheran non ha comunicato nomi delle navi, bandiere, posizione precisa, equipaggi coinvolti o eventuali vittime. Anche lo United Kingdom Maritime Trade Operations, il monitor britannico che raccoglie le segnalazioni di sicurezza marittima, non aveva pubblicato avvisi corrispondenti agli ultimi sette casi al momento dell'aggiornamento.
L'assenza di un bollettino indipendente non dimostra che gli incidenti non siano avvenuti. Associated Press segnala che alcuni armatori sono diventati più riluttanti a comunicare gli attacchi e che molte unità attraversano l'area di notte con sistemi di identificazione e telefoni spenti. Per questo il dato va presentato come una rivendicazione iraniana ancora incompleta, non come un bilancio accertato.
I Guardiani della rivoluzione hanno accompagnato l'annuncio con una nuova minaccia contro le basi statunitensi nella regione, qualora Washington continui a favorire il passaggio delle navi attraverso rotte che l'Iran considera illegali.
La dichiarazione alza la tensione militare, ma non equivale all'annuncio di un attacco imminente. Stati Uniti e Iran mantengono canali indiretti mentre i mediatori cercano di riaprire un negoziato.
Il traffico commerciale non si è fermato. Secondo Lloyd's List Intelligence, operatori disposti ad assumersi il rischio continuano a trasferire greggio lungo una corsia protetta dagli Stati Uniti vicino alla costa dell'Oman. Le petroliere scaricano poi su altre unità nel Golfo di Oman. Il sistema riduce l'interruzione dei flussi, ma aumenta tempi, costi assicurativi, noli e rischi per gli equipaggi.
Ottobre ha già registrato 28 attacchi segnalati contro navi, il numero mensile più alto dall'inizio della guerra secondo i dati citati da AP. Le compagnie del Golfo hanno anche ampliato l'uso di oleodotti che aggirano lo stretto.
Saudi Aramco afferma di avere aumentato la capacità utilizzata della linea est-ovest da due a sette milioni di barili al giorno, una misura che riduce ma non elimina la dipendenza dal passaggio marittimo.
Per mercati e navigazione il punto decisivo non è soltanto quante navi siano state colpite, ma quali rotte restino effettivamente utilizzabili e con quali garanzie.
Finché non emergeranno identificativi, immagini verificabili o rapporti delle autorità marittime, il numero di sette petroliere resta attribuito a Teheran. Le informazioni più solide riguardano l'aumento degli incidenti segnalati, il costo dei transiti e la prosecuzione, seppure rischiosa, delle spedizioni.
Per verificare la portata dell'episodio saranno decisivi eventuali avvisi di navigazione, comunicazioni degli armatori e immagini satellitari attribuibili con certezza alle navi coinvolte.
In questa fase non vanno confusi il numero di petroliere citato dalla televisione iraniana, il numero di attacchi registrati nel mese e il traffico totale nello stretto. Sono grandezze diverse e nessuna, presa isolatamente, consente di stabilire danni, responsabilità o interruzione del passaggio marittimo.
